La invettive di Berlusconi sembrano sempre più autentiche, mentre si sbiadiscono le lamentele dell’opposizione storica, la Lega sta prendendo cantonate. Fini è finito. In Sicilia anche Scilipoti, invece di subire la denigrazione e le accuse della “solita” sinistra, ripetitiva fino alla farsa, cresce nella stima generale e si rivela un polo d’attrazione, si crea una propria macchina da voti…
Ci avevano provato in molti, da tanti anni ormai, a creare – per proprio uso e consumo – un partito sicilianista che raccogliesse i lieviti dei tanti movimenti dispersi qua e là del dismesso simbolo della Trinacria. Iniziò, bruciandosi definitivamente, il vecchio leone Bartolo Pellegrino e ne seguirono altri, fino al sempre giovane leone Gianfranco Miccichè ormai indicabile come l’eterna promessa della politica regionale sicula. Ci sta provando con modi e ritmi altrettanto “da operetta” il governatore (ma nessuno, fateci caso, lo chiama così) Lombardo. Di lui i siciliani vogliono solo che se ne vada.
Solitamente abbiamo azzeccato in pieno i risultati elettorali, anche i più incerti. Anzi, li abbiamo azzeccati sempre, tranne nel tortuoso periodo – che definiamo sommariamente prodiano - in cui le nazionali furono anche vinte formalmente da quell’accozzaglia accozzaglia politica (nessuno lo ricorda si susseguirono tre diversi presidenti)…
Poi uscimmo con la copertina cartacea che ritraeva coraggiosamente Berlusconi con la dizione “rivinciamo”. Fu così. Abbiamo, quindi, motivo per non credere di sbagliarci stavolta.
Domenico Scilipoti, in particolare, non era per noi un Carneade. Ci inviava comunicati stampa quasi giornalieri sui problemi reali del paese da parecchio tempo. Era un responsabile ante litteram, una sorta di profeta, visto che la stirpe non era ancora nata. Facile, poi, parlare di campagna acquisti con tutto il resto. Sono le solite infamità, come si chiamano al sud. Penso che chi ci legge sa bene che riteniamo l’opposizione strenua a Berlusconi e all’idea liberal democratica che lotta per uno sviluppo moderno generalizzato frutto di una classe ben precisa, gelosa dell’ingiustizia storica dei propri di privilegi. A questa si sommano frange tardo socialiste, verdi e, peggio ancora, radical chic…
Da tempo “infinito”, pensando all’Italia, ci torna in mente la trama dei romanzi ottocenteschi, laddove tutto va storto e soprattutto il male vince sul bene, travestendosi da esso con estrema abilità e fortuna… Ma poi arriva l’ultimo capitolo e tutto si svela, con la vittoria dei “buoni” e l’ignominia del turpe traditore e dei suoi altrettanto turpi accoliti. Siamo convinti che ciò stia avvenendo.
Post new comment