I funerali di Enzo Fragalà

Grande partecipazione di personalità, simpatizzanti e tantissimi amici sconcertati da un evento imprevedibile e inaccettbile
di Germano Scargiali
I funerali di Enzo Fragalà

 Il sole di Palermo non dovrebbe più sorgere su giornate come queste. Ci riferiamo a questa triste mattina dei funerali di Enzo Fragalà. Un ritorno – stavamo per dire un rigurgito – della violenza che caratterizzò gli anni della mattanza. Ma i manovali della morte, la psicosi dell’assassinio – come la definì Dalla Chiesa – che appartiene a coloro che la vita la considerano niente, sono, purtroppo, ancora fra noi.

Una partecipazione di popolo, quella che vediamo attorno alla cattedrale, le cui dolci splendide linee hanno assistito a miriadi di funerali eccellenti, ai tempi della guerra di mafia. Ma la città metabolizza tutto. Digerirà anche questo feroce assassinio che sembra un pezzo da museo, tanto è in linea con quanto avvenne per anni e da un po’ non si vedeva?

Ne paga le conseguenze, questa volta, non un giudice di mafia, non un politico scomodo, ma un avvocato e prima ancora un uomo, di cui tutti hanno sperimentato e ora commemorano la correttezza, la competenza, la civile bonomia, il sostanziale ottimismo. Perchè la cortesia, il sorriso, l’incoraggiante battuta, che Enzo Fragalà dispensava a tutti in abbondanza non poteva essere frutto di artificio. Era sì un suo modo di vivere, quasi di respirare, ma rifletteva la sua visione positiva del mondo e della vita.

Adesso, invece, Enzo Fragalà paga amaramente, troppo a caro prezzo, la propria abitudine al coraggio. Lo dimostrava in politica con le sue invettive contro la prima repubblica, contro chi cercava di imporre il social comunismo con la prepotenza, al di fuori dalla regole democratiche, contro gli uomini implicati nel dossier Mitrokhin… Come componente della relativa commissione parlamentare, Fragalà non aveva mezzi termini: non era giusto arrestare l’indagine, fermare il bisturi ai margini esterni della piaga.

Lo stesso coraggio Fragalà metteva nella carriera di avvocato penalista, additando i giudici prepotenti – quelli che …la loi c’est moi – così come con coraggio assisteva i suoi difesi. E non dimentichiamo quanto sia chiaro nella legge che ogni reo abbia diritto ad una difesa in giudizio.

Di questo difficile ruolo son fatte la professione e la stessa vita dei penalisti. Tutto ciò ha pagato con la vita e con una morte violenta Enzo Fragalà. Un uomo che aveva tanti amici da riempirne un’intera piazza davanti alla Cattedrale.

Sono molte le considerazioni “a latere” che possono farsi in occasione di questi funerali. Fra i primi ad arrivare sono i rappresentanti del Comune di cui Fragalà era tornato consigliere, dopo la lunga esperienza parlamentare a Roma. A Sala delle Lapidi si era ritagliato un ruolo al servizio della sua città.

Giungono presto in chiesa Cammarata e il suo braccio destro Mario Milone. Poi arrivano anche le alte cariche dello Stato.

La cattedrale è gremita e si pensa ai rapporti che Fragalà aveva intessuto con tante persone. Prima nel Msi, poi in An, infine nel Pdl, Fragalà non aveva mai nascosto la propria ideologia. Non certo alla moda per lunghi decenni. Ma ecco quanta approvazione, quanti amici di ogni classe sociale accorsi attorno a quest’uomo che è stato soprattutto un palermitano onesto e coraggioso.

Rimane la domanda: chi può aver armato la mano e ucciso così crudelmente quest’uomo senza un odio personale? Com’è andata realmente la storia? E il dubbio che non si saprà mai la verità rimane forte. Così come forte è il dubbio che lo Stato non sarà abbastanza severo con i rei, se saranno individuati. Neppure lontanamente in grado di avvicinarsi, domani, alla loro efferata crudeltà di oggi.

Mon, 2010-03-01 16:53
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