Interamente a nuovo, come non si era mai neppure immaginato, l’alveo della storica cala di Palermo, dove si trova ormeggiata gran parte della flotta velica locale e dove riceve ospitalità anche un po’ dello yachting turistico. Adesso la passeggiata attorno alle barche, ormeggiate ai pontili nel cuore della città storica, appartiene a tutti i palermitani e ai turisti. Un prato all’inglese, simile a quello curato giornalmente a pioggia in tutto il vicino “Foro Italico” e anche sotto le mura delle “Cattive”, l’antica “cinta” lato mare, accompagna le stesse aiuole, assieme ad una corona di palme Washington, inattaccabili dal punteruolo rosso, che ha distrutto il 90% del patrimonio palmizio che era un vanto di Palermo. Il calpestio è stato eseguito in blocchetti parallelepipedi di pietra marmorea, mentre una serie di panchine in marmo candido sono state collocate sullo stesso prato all’inglese e fuori.
Siamo di fronte ad una realtà mai vista a Palermo, nell’esecuzione di un progetto che esisteva da tempo e rappresenta almeno il terzo o quarto dei passi decisivi per la sistemazione del water front. Un vanto – checché se ne dica – di tutta l’attuale amministrazione cittadina: comune, autorità portuale, regione.
Palermo, dunque, come La Rochelle e Bastià, ma niente si ripete uguale. Soprattutto perché questa città è una metropoli del Mediterraneo meridionale e non una cittadina…
Il primo passo fu il recupero del Castello a Mare, con l’inizio della costituzione di un’area archeologica medievale, oggi visitabile 7 giorni su 7. A ciò seguì il recupero e l’aggiunzione dell’area ex Sailem (Una grande società che costruiva porti nel dopoguerra) che ha consentito la realizzazione di una superficie erbosa con altri resti archeologici, che è stata già utilizzata per suggestivi eventi (Piovani, Sting, inaugurazione e conclusione Giochi delle Isole…). Si tratta di uno spazio dell’ordine di 10 mila mq, sempre a contatto con il centro storico che si specchiano sul porto turistico e da diporto della stessa cala di fronte ai pontili.
Ma forse il primo “segnale” di tutto ciò lo diede l’allora Ente porto, con il presidente Santi Cacopardo e il direttore Paolo Cimino, quando ammise alla Cala i club nautici ed i pontili. Qualcuno gridò alla scandalo: “si offende – si disse – la povertà del vecchio centro”. Invece, quell’importante luogo cittadino venne così riscattato. Si crearono occasioni di lavoro, nacque qualche nuovo negozio. Adesso l’Autorità portuale è presieduta dal giovane ingegnere Nino Bevilacqua, protagonista fra l’altro della “pace fatta” con Termini Imerese e relativa nascita del sistema portuale. Bevilacqua ha subito proceduto anche far a rimuovere le vecchie “carcasse” dal fondo della Cala ed a bonificarlo.
Un altro momento decisivo, frutto del lavoro dell’attuale amministrazione comunale, è stata la soppressione e il dirottamento delle uscite fognarie, che rendevano maleodorante tutto il bacino, mentre il mare, quasi morto, era abitato da cefali dall’aria lugubre. Perciò “Porta Carbone”, com’è anche chiamato il posto da un’antica porta lato mare ormai scomparsa, è a Palermo sinonimo di puzza. Tutto scomparso: “a Porta Carbone – dicono gli stessi pescatori – sono arrivate presto anche le triglie e si vede il fondo”.
La nuova sistemazione comprende una club house, mentre è stato riconosciuto uno spazio in più per la storica Società Canottieri, che aveva lì anche una piccola piscina.
Ma i lavori continuano e, da quello che abbiamo visto, il fronte dell’area ex Sailem attende una sistemazione a giardino, che sarà anche favorita dal trasferimento del mercato ittico.
Quella parte del water front che appartiene al porto e alla relativa autorità e che corre dall’Arenella fino a Sant’Erasmo, cioè alla fine del lungomare del Foro Italico, è ricco – ancor più nei programmi – di occasioni di ormeggio. Ma ciò non stupisca, visto che la parola Palermo significa tutto porto (pan ormos). C’è chi si batte (ed anche trovato spazio su radio e tv) contro il porticciolo di Sant’Erasmo, definendolo come “un grande porto turistico che si trasformerà in un deposito barche”. Non è affatto così. S’informino. Il progetto prevede un piccolo porto, ma di rara qualità e barche a terra non se ne vedranno, così come non se ne vedono altrove. C’è già fin troppa severità: si sta a mare e si fa carena in tempi brevissimi e dentro recinti limitati e ben poco visibili.
Infine c’è chi ripete la stupida battuta di “Palermo tagliata fuori dal mare”. Se ciò è un po’ vero, lo è in conseguenza di due “tesori” di Palermo, uno naturale e l’altro economico. Il primo è il Monte Pellegrino, il secondo è il porto commerciale e relativo cantiere navale. Si è provveduto a rifare strada e marciapiedi per alcuni km fino all’Acqua dei Corsari… Altro che lungomare, ma lì i problemi sociali e civili sono ancora tanti. Pensiamo, però, ai Lidi di Mondello, Sferracavallo e Isola. Tutti i palermitani sono buoni nuotatori da generazioni. Molti sanno navigare e meritano tutti i loro porti, così come merita di trovarli a Panormos chi vi giunge in barca.
Germano Scargiali
Ci costa, ma ci vuole. Una nota di biasimo alla Rai che, nel giorno antecedente (solita manovra) l'inaugurazione ha dato tanto spazio per radio e tv alla protesta di un gruppo di cittadini che, contro l'amministrazione ed a sfondo evidentemente politico, affermavano che, proprio durante questa sindacatura, Palermo è stata tenuta ancora con le spalle al mare. Sono assolute stupidaggini - come dicevamo - prima che menzogne. Se mai è vero il contrario esatto. Com'è vero che Palermo ed i palermitani non hanno mai dato le spalle al mare e questa città è una dell pochissime al mondo che viene rirtratta nelle carte topografiche con il sud al posto del nord, purchè "guardi il mare". Così è nel cuore dei palermitani. Fermo restando che è normale in Mediettraneo, registrare categorie di persone decisamente e incredibilmente "terragne", persino sulle più sperdute e piccole isolette...
Quanto alla "tempestività " della protesta si noti anche il pessimo gusto.
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