Sull'infanzia ad Haiti parlano Valerio Neri e Raffaele K.Salinari

Il problema della tratta dei bambini e la possibilità di buone adozioni – Che cosa potrebbe fare l’Italia al riguardo
di Concetta Di Lunardo

La comunità mondiale piange per la catastrofe che si è abbattuta sulla perla delle Antille- Dopo i quattro uragani del 2008, la terra ha tremato colpendo un paese già ridotto allo stremo. Haiti è rasa al suolo da una scossa di magnitudo 7 che  in 40 secondi ha crepato la terra di 10km. Sono 800 mila i sopravissuti al disastroso terremoto che ha fatto 170 mila morti,  ammassati in ripari e tende di fortuna o nelle tendopoli di Port-au-Prince - stima l'Onu -  malgrado un esodo di oltre 235 mila persone dalla città, mentre le organizzazione umanitarie hanno lanciato l’allarme epidemie.

Nei giorni convulsi del dopo terremoto sono tante le emergenze ed i problemi da risolvere, troppi i rischi che corrono soprattutto i bambini senza un nucleo familiare, spesso anche prima del sisma, in un paese  che  ancora non è in linea con  le procedure di adottabilità della Convenzione Internazionale dell’Aja. Quel protocollo considera non “adottabile” un bambino straniero  se non risulta registrato all’anagrafe, se non è stato appurato il suo stato di effettivo abbandono e se non è stato possibile farlo adottare prima in patria.

Secondo Valerio Neri, direttore generale dell’ Organizzazione umanitaria Save the Children Italia,  che lavora ad Haiti dal 1978, bisogna innanzitutto accertarsi che i bambini considerati orfani siano effettivamente tali e pertanto adottabili, cosa che non può essere fatta in tempi brevi nella fase immediatamente post emergenza. Mentre Palermo parla va in stampa desta molto scalpore l’arresto di 11 cittadini Usa che tentavano di portare fuori dall’isola 33 piccoli haitiani destinati, probabilmente, al mercato delle adozioni clandestine.

Neri, ci ha raccontato che: “L’adozione internazionale dei bambini di Haiti non può essere, in questo momento, la risposta all’emergenza, anzi rischia di essere una procedura affrettata che non rispetterebbe l’iter previsto dalla legge a tutela dei bambini. Gli italiani sono, come sempre un popolo generoso, e stanno dando disponibilità per accogliere i bambini haitiani colpiti dal terremoto, ma l’adozione internazionale o l’accoglienza temporanea non possono prescindere dal superiore interesse del minore e, nella specifica dell’adozione, dall’attenta valutazione della famiglia adottante e della reale adottabilità del bambino”.

In attesa che tutti questi bambini siano identificati e ne sia accertato lo status, e che sia ripristinato il sistema che, prima del terremoto, era responsabile della verifica dell’adottabilità dei minori haitiani, le organizzazioni umanitarie hanno chiesto, in occasione della riunione dei Ministri degli Esteri dell’ Ue, il blocco delle adozioni internazionali di minori coinvolti nel terremoto, essendo alta, allo stato attuale, la possibilità che un bambino possa essere erroneamente ritenuto orfano. Per quanto riguarda invece le adozioni internazionali dei bambini haitiani i cui documenti legali ad esse finalizzati fossero stati completati prima del terremoto, possono senz’altro andare avanti, così come possono essere inseriti in nuove famiglie i bambini che sono già stati dichiarati adottabili.

L’Italia è un paese all’avanguardia sulle procedure che regolano le adozioni che secondo - Raffaele K. Salinari, presidente di Terre des  Hommes -  sono  tra le più avanzate nel mondo: “ Sono normative che hanno tratto beneficio da anni di esperienze sul terreno delle relazioni tra paesi e dalle storie di tante coppie che volevano adottare un bambino. Sino a qualche anno fa, ed ancora oggi, il problema più importante era quello di contrastare le adozioni illegali, e dunque il commercio dei corpi che, sfruttando il desiderio di amore di tante persone, lucrava su questi sentimenti mettendo in essere vere e proprie reti di traffico. Negli ultimi quindici anni il nostro Paese ha stretto relazioni con i paesi di provenienza sulla base di regole condivise e trasparenti, che cercano, oltre la contrasto del traffico illegale a fine di adozioni internazionali, di mettere al centro ciò che più conta: l’interesse superiore del bambino. Ora si vorrebbe cominciare a fare eccezioni a queste normative, scardinando una delle poche norme certe e praticabili che abbiamo; non lo accetteremo proprio nell’interesse superiore del bambino”.

Ma è giusto – domanda la cronista – sottrarre al proprio paese migliaia di bambini? Haiti, infatti, è un paese con una popolazione in percentuale molto giovane,  e quei bambini sono la risorsa della società civile ed il futuro della nazione. “Haiti è in ginocchio anche perché è sempre vissuta in uno «stato di eccezione» dove nessuna regola condivisa ha mai potuto esser praticata – risponde Salinari - noi pensiamo che chi vuole aiutarla deve sostenere la sua comunità nazionale, che esiste ed è eccezionalmente vitale, come vediamo ogni giorno operando nell’ospedale di Las Cajes o nell’orfanotrofio di Port au Prince. E dunque bisogna organizzare l’aiuto affinché questo restituisca sovranità alla società civile di Haiti, sostenendo le attività di protezione dell’infanzia in loco, quali?

Prima di tutto i progetti che organizzano ospitalità e protezione ai bambini orfani e sbandati, per non farli cadere nelle mani dei trafficanti di esseri umani che si sono già organizzati, come abbiamo denunciato nei giorni scorsi. Al contempo appoggiare le attività che rafforzano e sostengono le comunità locali, che si stanno organizzando anche a fronte di una autorità nazionale che sembra aver consegnato l’isola alle «truppe umanitarie». Terzo, dare attenzione alle attività di prevenzione e contrasto al fenomeno della schiavitù urbana, fenomeno radicato in Haiti ma che adesso si può denunciare anche mercé l’appoggio internazionale e l’interesse di tanti media a fare una corretta informazione. Ed infine, avere il coraggio di fermare con l’informazione ed il buon senso che viene dall’esperienza stessa degli haitiani, l’onda delle adozioni facili, delle scorciatoie al Diritto internazionale, che una volta imboccate divengono la regola. Se il nostro governo vuole fare delle eccezioni, allora riveda la Finanziaria e faccia un emendamento per portare la quota del PIL  dedicato agli aiuti internazionali allo 0,7%, come ha promesso nel lontano duemila davanti a tutto il mondo; e poi questa non sarebbe una eccezione ma la regola che non è stata mai rispettata”.

Un breve commento di palermoparla

Scandalose sono le condizioni in cui versa Haiti a causa di un governo abietto. Il malgoverno ha gettato Haiti nella miseria all'interno e nel discredito verso l'estero. A tutto ciò si è aggiunto il terremoto che, a questo punto, potrebbe rivelarsi decisivo per sbloccare la situiazione.  le condizioni di Haiti sono confermate dai numerosi presidi già sul territorio prima del terremoto, non esclusa l'Ono, intervenuta a causa dell'incolmabile debito pubblico. Il regime è comunista dittatoriale. In queste condizioni guarire Haiti è praticamente impossibile. Si possono solo lenire alcuni mali...

Sun, 2010-02-28 08:55
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