“La regione Sicilia dà il dovuto risalto alla conferenza internazionale sulla pesca e diviene sede di un osservatorio permanente anche a disposizione dei rappresentanti dei paesi dell’Africa e rivieraschi in genere del Mediterraneo”. A dichiararlo è Salvino Caputo, presidente della Commissione Attività produttive all’ARS, e Titti Bufardeci, assessore regionale alla pesca, al termine di un incontro a Sala Rossa di Palazzo dei Normanni, sulla cooperazione internazionale e sui rapporti bilaterali tra Sicilia e regioni dell’Africa. All’incontro erano presenti Mohamed Fathy Osman, vice-ministro della pesca e dell’agricoltura d’Egitto, Adel Cortas, presidente dell’associazione libanese sullo sviluppo e la nutrizione, Adib Saad, direttore del laboratorio di scienza marine dell’università della Siria, Nadia Majoul, direttore generale del consiglio della pesca di Tunisia, Fouad Al Ghaffari, consulente ministero di giustizia specialista in cooperazione internazionale, Mario Panaro, consigliere diplomatico del ministero degli affari esteri, Giovanni Tumbiolo, presidente del distretto produttivo della pesca di Mazara del Vallo e il direttore generale del dipartimento pesca regione Sicilia Gianmaria Sparma.
“La regione Sicilia – ha dichiarato Caputo – continua ad essere un partner privilegiato del settore della pesca e dell’agricoltura per i principali paesi del continente africano e non solo. L’incontro di oggi, con ministri, funzionari e dirigenti generali della pesca e dell’agricoltura dell’Africa, ha creato le condizioni per la creazione di rapporti internazionali e di cooperazione tra i nostri paesi. Abbiamo accettato con l’assessore Bufardeci la proposta di ospitare in Sicilia una conferenza internazionale per la pesca e di sostenere l’osservatorio permanente, creato nell’ambito del Cnr con sede a Mazara, per monitorare l’ambiente marino e intensificare pertanto i rapporti tra la Sicilia e i paesi rivieraschi, consolidandoli”.
La pesca ha problemi tecnici e politici… “In un momento in cui l’Unione Europea sta creando delle fortissime limitazioni al comparto della pesca, i rapporti privilegiati con i paesi rivieraschi dell’Africa rappresentano per le nostre marinerie un’alternativa di sviluppo e crescita economica”.
Tali, insomma, se abbiamo ben compreso, da proporre all’Ue soluzioni alternative alla diminuzione dello sforzo di pesca e del numero dei pescherecci, che aprirebbe le porte al pesce congelato oceanico e alla dipendenza alimentare dei paesi mediterranei dall’esterno, anche con nuovi problemi di disoccupazione e di arretramento industriale.
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