Il Distretto produttivo della pesca di Mazara del Vallo fa il punto della situazione. E lo fa in collaborazione con i paesi del Nord Africa e oltre, fino al Mar Rosso e alle coste del Libano. Finalmente si parla con cognizione di causa della realtà del Mare Nostrum, e si rende disponibile a tutti il Rapporto che il Cnr , con l’Osservatorio della Pesca del Mediterraneo ha stilato dopo un attento e continuo monitoraggio. Il tutto avviene nelle sale ricavate dalla grande tonnara presso Capo Granitola, sede assegnata all’Osservatorio del Cnr, nel corso di una sorta di riunione plenaria, quasi gli Stati Generali dei paesi rivieraschi o frontalieri in un clima che ripudia il concetto di concorrenza, a tutto favore di quelli della collaborazione dell’amicizia fra i popoli. All’aggressione da parte delle multinazionali del pescato oceanico e all’atteggiamento male informato dell’Ue, il Mediterraneo risponde in prima persona, con la voce propria, dei suoi ministri, dei suoi tecnici, delle sue compagnie di pesca.
Il grande Jules Verne fa dire al capitano Nemo: “le nostre conoscenze iniziano laddove terminano le vostre”. Aveva torto il grande poeta Orazio, quando definiva il Mediterraneo come il Mare dissociabile, l’oceanus insidioso che divide i popoli. Il Mediterraneo è via di comunicazione e diviene adesso un consapevole strumento di dialogo e di pace, ma anche una grande riserva di cibo e di energia. Basta …saperlo conoscere.
Il Rapporto annuale 2009 sulla pesca e sull’acquacoltura in Sicilia è stato redatto sotto la guida del Professor Giuseppe Pernice per conto del Osservatorio della Pesca e dal Professor Vincenzo Fazio dell’Università di Palermo per quanto concerne gli aspetti economici e gli studi di mercato.
Due giornate dense di incontri, di interventi e scambio di opinioni, conoscenze e di amicali espressioni della volontà di collaborare. Perché un concetto emerge da più anni agli occhi dei diretti protagonisti, cioè i popoli del Mediterraneo: i problemi della salute del Mare “fra le terre”, culla della civiltà e della storia che ha fatto il Mondo, non si risolvono senza lo sforzo coordinato e la collaborazione di tutti i popoli che vi si affacciano e che ne fruiscono. Nessuno escluso
Ospite d’onore, il ministro egiziano delegato alla pesca Mohamed Fathy Osman, con cui il ministro Scajola e l’assessore regionale alla pesca (allora Di Mauro) ha sottoscritto l’accordo per i sei grandi pescherecci presenti nel golfo di Alessandria a pescare con la collaborazione degli egiziani. E’ questo finora il più concreto dei contatti presi, ma emerge subito come esso serva da modello per successivi agreement che vedono il know how siciliano, supportati dagli studi del Distretto produttivo e dell’Osservatorio, della facoltà di Economia dell’università di Palermo interfacciati con le potenzialità di tutti i paesi frontalieri o che si considerano tali. E’ forte, infatti, da parte di altri paesi del Mar Rosso, dell’Asia minore e dell’Africa, la forza di attrazione verso l’area mediterranea e la nascente Europa unita.
I rapporti con l’Egitto hanno visto coinvolti i maggiori uomini politici dei due stati: Claudio Scajola e Luca Zaia per l’Italia, Fathy Osman, ma anche il primo Ministro egiziano Ahmed Nazif, il Ministro egiziano dell’Agricoltura e della Bonifica della Terra Amin Ahmed Mohammed Osman Abaza e il Ministro del Commercio e Industria, Rachid Mohammed Rachid. Infine, un recente incontro è avvenuto fra Berlusconi e Mubarak, per suggellare il tutto e gli ottimi rapporti fra l’Italia, interlocutore privilegiato nella terra dei faraoni.
Significativa un’osservazione che ci risulta provenga da Mubarak in persona: “Il mare costituisce una enorme riserva di proteine nobili per il nostro popolo”. Una frase che la dice lunga sulle enormi riserve di pesce presenti nel Mare Nostrum. Per cui ripetiamo quanto appreso: “utilizzarle significa prima conoscerle e rispettarle”.
Del massimo rilievo la possibilità, già dimostrata dai fatti, di estendere questo tipo di accordi a tutto il comparto agroalimentare, primi fra tutti quello cerealicolo e quello oleario, ma anche ad altri comparti, utilizzando il modello nato nel settore pesca. Sono accordi che travalicano quelli tra singole ditte sporadicamente esistenti da sempre. In occasione del Forum è stato firmato un protocollo d’intesa fra Italia e Tunisia per il comparto cerealicolo. Si è proposta, infine, la nascita di una DOP per il pesce mediterraneo
Ed ecco un elenco dei principali paesi partecipanti e coinvolti: Italia, Egitto, Tunisia, Marocco, Libia, Siria, Libano, Giordania, Malta, Angola, Gabon, Yemen Equatoriale, Oman.
Hanno detto
I più importanti partecipanti al Forum hanno avuto modo di esprimere le proprie opinioni e illustrare la posizione della propria parte, ad esempio del proprio paese sull’importante tema costantemente all’ordine del giorno, visto che trattasi del sesto forum per il Mediterraneo, ideato dal Distretto operativo della pesca Cosvap, con sede a Mazara del Vallo.
Giovanni Tumbiolo. “Il nostro è un sistema – ha dichiarato il presidente del Distretto – che ragiona di mare, ma si allarga a cerchi concentrici, giungendo lontano. Fino alla creazioni di reti che vadano oltre lo spazio prefisso. Abbiamo iniziato con riferimento al Mediterraneo e alla pesca, stiamo coinvolgendo l’adesione spontanea di paesi più lontani e di settori affini, soprattutto, per il momento, nell’agro alimentare. Si prospetta, insomma, un’intesa tra uomini di mare che sta andando ben oltre lo spazio marino. La nostra terra è punto e occasione di dialogo, incontro, accettazione dell’altro. Quindi del crearsi di rapporti di convivenza e collaborazione. Sui nostri pescherecci, già prima dell’accordo con l’Egitto, lavorano gomito a gomito italiani e nord africani. Loro non hanno mai fatto differenza sul colore della pelle o sul credo religioso... La creazione di economie di scala è una esigenza immediata. Perché troppo poco il pescato delle singole marinerie mediterranee può competere con i veri rivali. Cioè i colossi di Cina, India e Stati oceanici. Lo stesso ministro allo sviluppo economico Adolfo Urso (rappresentato dal suo direttore Paolo Di Marco, ndr) ha parlato ampiamente con i partes mediterranei. Strada facendo, ci siamo accorti che il settore pesca ci strava stretto, allargando poi il discorso a settori affini. Da qui alcuni episodi che dimostrano la differenza, come la linea diretta aerea Trapani – Yemen e Tunisia – Trapani. Tale logica va estesa a tutti i paesi dell’area e oltre. La green economy sta procedendo in modo generico, mentre da noi si sta evolvendo in Blue economy. Parlando di acque, di oceani al concetto di salvaguardia si associa quello di grandi riserve economiche. Con la possibilità che siano fonte di cibo, quindi benessere e pace. Non solo sostenibilità, quindi, ma fattibilità. Che cosa dobbiamo fare? Con gli egiziani, con i quali stiamo collaborando nel golfo di Alessandria abbiamo sofferto insieme per una mutilazione subita da un pescatore a bordo di uno dei sei pescherecci, siamo in continuo dialogo con il nostro Fathy Osman, utilizziamo gli stessi monitoraggi del mare... Il numero dei paesi coinvolti è cresciuto allargando l’area di influenza. Dobbiamo ottenere due risultati: più risorse, meno tasse. Lavorare nella formazione, nella ricerca scientifica per il progresso tecnologico e la compatibilità creando un sistema mediterraneo… Si pensi che cosa avverrà se movimenteremo il Parco alimentare siciliano con otto distretti e dodicimila imprese...”
Giuseppe Pernice.“L’Unione Europea – ha sottolineato il direttore dell’Osservatorio del Cnr – ha messo in atto un meccanismo fatto di decisioni che in buona parte non condividiamo. Noi, protagonisti della pesca, abbiamo voce in Europa. Utilizziamo in modo adeguato i canali più consoni a nostra disposizione. Il rapporto da noi presentato si riferisce al 2009, sia cioè di dati freschissimi. Si evita così il disagio di ragionare su dati già vecchi di un paio d’anni, che si verificava di fronte a rapporti del genere. Questo rapporto fornisce un supporto di dati alle imprese. Generalmente avviene il contrario che chi stila un rapporto riceve i dati dalle imprese. Anche questa è una fondamentale novità. L’osservatorio del Cnr è, infatti, al servizio delle imprese. Non ragioniamo con solo riferimento alle possibilità di prelievo del pescato, ma in modo globale, allargando l’orizzonte a tutta la filiera, inclusi soprattutto la trasformazione e la distribuzione. Il primo problema ruota attorno ai nodi culturali e strutturali della compatibilità ambientale e alla sostenibilità delle risorse. Dobbiamo giungere all’utilizzo dei fondi strutturali Fep (Fondo europeo per la pesca, ndr). Daremo supporto alle imprese per i progetti da presentare. Circa mille pescherecci siciliani sono andati perduti e otto mila pescatori hanno perso il lavoro, in conseguenza della legislazione europea. Ma quel che si constata è l’esistenza in Mediterraneo di grandi stock esistenti e non sfruttati. Mentre il dato più appariscente è il costo energetico. Il costo del gasolio rappresenta il 52% del fatturato. Ciò è inammissibile. Inoltre occorre lavorare sull’innovazione, costruendo nuove imbarcazioni che sopperiscano alla vetustà d’uso, ma anche tecnologica Propongo pertanto un salto di qualità, un allargamento del concetto di distretto del mediterraneo che giunga infine alla creazione di un modello mediterraneo del distretto che si agganci al tema della Blue economy”.
Gianmaria Sparma. “Faremo quanto in nostro potere – ha risposto il dirigente generale dell’assessorato pesca, chiamato in causa – per manifestare il nostro disagio e relazionare le nostre proposte, conseguenza di monitoraggi, studi e accordi, in sede europea”.
Sono stati numerosissimi gli interventi nel corso di due giornate in cui si è chiarito di tutto. Rilevante la presenza del Libano, per voce di Adel Cortaz, rappresentante del governo, dichiaratosi disponibile ad accordi con la comunità mediterranea presente.
Uno scoop il dato fornito dall’Ispra (Istituto superiore protezione e ricerca ambientale) per voce di Franco Andaloro: il maggior danno all’ecologia marina e alla salute, alla qualità e quantità della fauna e della flora non è costituito dallo sforzo di pesca, bensì dalle immissioni che nel mare provengono dalla terraferma e dalla navigazione. E’ su questi fenomeni che occorre concentrare gli sforzi per una ecologia aggiornata ed illuminata, alla luce dei dati in possesso delle istituzioni preposte allo studio dell’ambiente marino. “Il Mediterraneo – ha dichiarato Andaloro – è un mare giovane, ma sottoposto a un forte stress dalla pressione della popolazione che abita le sue coste…”
Salvino Caputo, ha ribadito il suo sì all’estensione del modello del Distretto della pesca agli altri distretti del settore agroalimentare e alla proposizione in sede europea degli studi, delle conclusioni e delle proposte dell’Osservatorio e del Distretto produttivo del Mediterraneo.
Vincenzo Fazio, docente di economia politica presso l’università di Palermo ha riassunto in un sintetico intervento i preziosi concetti che fanno del mercato agroalimentare e del pesce un momento nevralgico della formazione del Pil, dimostrando come sia irrinunciabile una presenza in prima persona nella realtà produttiva da parte dei paesi del mediterraneo. Ma anche come una partnership sia indispensabile, prima ancora che raccomandabile. L’istituto del distretto si rivela così fondamentale.
Nicola Cristaldi, sindaco di Mazara, personaggio politico di spicco, già presidente Ars, ha sottolineato i meriti della città, fulgido esempio di convivenza e collaborazione, avamposto lungo la via dell’integrazione interculturale con i popoli del nord Africa e del Mediterraneo, autentico ponte – di successo – fra l’Africa e l’Europa della nascente Ue.
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