Che la sinistra italiana fosse internamente divisa e lacerata in modo insanabile è ampiamente risaputo e dimostrato fin dai tempi del governo Prodi (1° e 2°). Ma che la situazione in Europa fosse identica non era ancora chiaro. Vi hanno provveduto G.Brown e Zapatero.
Riassumiamo in breve: D’Alema aveva ricevuto, nell’ordine, l’imprimatur del governo italiano per la carica di ministro degli esteri della Ue, nonché il placet – all’unanimità – dei socialisti europei. Si arriva alla vigilia della designazione definitiva e che accade?
La candidatura di D’Alema è archiviata e al suo posto compare quella di una donna (inglese), pressoché sconosciuta ai più. Sarà anche un bene dare più spazio alle donne, ma che questo debba accadere “ad excludendum” è per lo meno discutibile.
Cosa è accaduto dietro le quinte?
I due premier di Gran Bretagna e Spagna, Gordon Brown e Zapatero, essendosi dimostrata improponibile la candidatura di Tony Blair, avevano optato per una figura di secondo piano dal punto di vista politico, ma funzionale ad una Europa dagli obiettivi modesti e perennemente gregaria degli yankies.
Non contenti del loro operato i socialisti europei, nella persona del presidente Schultz, hanno incolpato il governo italiano dello smacco subito da D’Alema. Evidentemente, le pensano tutte e arrivano persino a questo. Uno strano modo di far politica, se tale si può ancora chiamare. E i problemi veri?
E la “famiglia” dei socialisti europei? Si è mostrata platealmente per quello che è: una congerie del tutto succube dei poteri forti.
E dire che in Italia si gridava W Zapatero. A proposito, non significa Zappatore, perchè “o Zappatore non s’a scorda a mamma”, ma significa scarparo e non è un caso.
Post new comment