Il sopravvenire della morte del caro Enzo Fragalà toglie peso ad ogni strumentalizzazione dell'efferata aggressione. Subentra il dolore per la violenta interruzione della vita di questo palermitano scelto, che sempre professò le proprie idee, anche quando erano più controcorrente. Le sue non furono le scelte di comodo che hanno caratterizzato tanta Italia dal dopoguerra ad oggi. Ciò che si ricorda in questo momento è soprattutto la carica di buonumore, il costante sorriso di Enzo Fragalà, a dispetto di una professione molto seria, come avvocato penalista e come uomo politico. Quindi, proprio la gioia di vivere, che è segno di fede nella bontà sostanziale del mondo, cioè dell'uomo, contro il pessimismo che appartiene alla crudezza del laicismo ateo cui appartiene una così alta minoranza dell'umanità. Enzo Fragalà non conosceva questa grettezza e professava l'ottimismo che è proprio della fede nei valori della vita. Anche quando venne estromesso dal grande giro della politica parlamentare romana, cui sembrava dover appartenere da sempre e per lungo tempo ancora. Accettò, col suo eterno viso aperto e sorridente, ruoli a livello locale, a tutto favore della Palermo che certamente amava.
Segue l'articolo che avevamo scrito a caldo dopo l'incidente e che conserva un porprio valore, perchè vediamo come le cronache sorvolino sull'intensa attività di deputato dell'indimenticabile personaggio.
La vile aggressione a Fragalà dipenderà – non lo mettiamo in dubbio – dalla sua difficile attività professionale di avvocato penalista. Ma non si può tacere, parlando di questo personaggio che è stato sempre attivo in politica, nelle fila di Msi, An e Pdl, che è stato uno strenuo sostenitore della necessità di “andare fino in fondo” nel lavoro della Commissione parlamentare sul dossier Mitrokhin. Non soltanto noi abbiamo ipotizzato che l’estromissione dalle liste nazionali di Fragalà, dopo tanti anni di militanza, sia dipesa da questa sua ostinazione, che non lesinava dichiarazioni sulla gravità di tanti italiani del partito comunista nella stragrande maggioranza, indicati personalmente nel dossier. Specie prima dell’operazione bianchetto.
In altri termini, Fragalà ha detto e ripete che molti uomini politici che sono ancora deputati, senatori, sindaci in Italia erano d’accordo con i nemici dell’Italia stessa e percepivano compensi per la propria attività svolta a favore dell’Urss dalla stessa Mosca. Tanto per essere chiari. Del resto sappiamo che tutta la vecchia guardia del Pci frequentava oltre cortina corsi di formazione. Politici, amministratori, quadri e – ci duole – giornalisti inclusi. Questa è stata la politica di Fragalà che gli è costata il posto di deputato, in conseguenza di quell’esigenza del quieto vivere, di quel del do ut des, caratteristico della politica nazionale e non solo.
Oggi Fragalà paga, invece, il prezzo del proprio coraggio nell’ambito della professione. Sarà così. Ma, parlando di lui, non si taccia quanto di più coraggioso e di più ardito ha fatto nella propria carriera politica. E non può essere certo che nessuno di questi delitti eccellenti non nasca da un coacervo di circostanze, di sì, di lassair faire... Lo dimostra del resto, anche qui, l’esperienza giornaliera di chi lavora al di fuori di certe accolite.
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