Il problema del demanio marittimo è stato più volte al centro dell’attenzione di queste pagine. La Regione siciliana, che ha pieni poteri in materia, non ha avuto per lunghi anni e oggi non applica una normativa chiara e generalizzata sul delicato terreno delle assegnazioni, lasciando il settore in uno stato di disordine che si risolve anche in una perdita secca per l’erario di enormi proporzioni. Ma gli stessi operatori, pur pagando spesso canoni relativamente bassi, vivono in uno stato di precarietà e incertezza, che non consente loro investimenti e decoro, a tutto danno della qualità della ricettività e dell’accoglienza. In una regione insulare, che fa del mare un fiore all’occhiello, il danno complessivo è praticamente incalcolabile in termini numerici.
A cercare di mettere ordine in materia, come più volte abbiamo sottolineato, era stato l’assessore Francesco Cascio, durante la propria permanenza all’Assessorato al Territorio. La legge regionale 29 novembre 2005 n. 15 e le norme applicative portano la sua firma. Terminato il suo mandato, di quelle ed altre norme in materia, pur vigenti, non ne è rimasto, in pratica, che il ricordo.
A riprendere in mano tutto l’argomento ci ha pensato, più di recente, solo l’assessore Mario Milone, con una direttiva che denunziava i gravi ritardi nella gestione delle concessioni, il generalizzarsi dei casi di prorogatio, il disordine sulla quantificazione dei canoni, motivo di disparità e vere e proprie ingiustizie. Una situazione tale da determinare, comunque, una enorme perdita secca per l’erario.
Adesso è Salvino Caputo, presidente della commissione attività produttive, dell’Ars a presentare un’interrogazione a Raffaele Lombardo e all’assessore di turno Roberto Di Mauro per chiedere come mai non è stata attivata la direttiva dell’ex Assessore Mario Milone che aveva denunziato i gravi ritardi in atto.
“ La nostra Regione – dichiara Salvino Caputo – che versa in gravissime condizioni economiche , si permette il lusso di concedere il demanio marittimo regionale male e a prezzi privi di logica e coerenza. In troppi casi anche irrisori. E così incassa molto di meno rispetto a quanto fanno le altre Regioni italiane. Violando anche il principio imposto dalla Unione europea in tema di trasparenza e pubblicità delle assegnazioni, che nella nostra Regione, con la scusa delle complessità burocratiche, non vengono affidate in regime di evidenza pubblica. Ancora una volta, in conclusione, assistiamo allo sperpero di denaro pubblico e alla svendita ad amici ed elettori del nostro splendido patrimonio demaniale marittimo”.
Dalla concessione di aree di Demanio marittimo la Regione Sicilia incassa solo 8 milioni di euro, cioè quanto l’Emilia Romagna che ha solo 99 chilometri di coste balneabili (2175 concessioni, circa il triplo dell’Isola) e il Veneto che ha solo 98 Km di coste balneabili. A fronte della Sicilia che ha il più elevato numero di coste (ben oltre 1000 Km, ndr), quasi sempre balneabili. Il danno per il pubblico erario e per la crescita economica è enorme.
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