Nel semi politichese di sinistra, c’è uno dei tanti modi di dire fastidiosi con il quale ci si compiace di… “riempirsi la bocca”. E’ quando ci si domanda quale sia “lo stato dell’arte”: è una frase presa dal linguaggio tecnico dei costruttori e usata, troppo spesso, a sproposito. Il guaio è che “lo stato dell’arte” in generale è, altrettanto spesso, in Italia, più o meno uno schifo.
Ecco, dunque, lo stato dell’arte a Sant’Erasmo, in quello che sarebbe uno dei più begli angoli del golfo di Palermo, a suggello del verde che, durante il vituperato regno del sindaco Cammarata, ha fatto il suo esordio al Foro Italico. E il prato non è solo “lato mare”, per la gioia di palermitani, turisti ed extracomunitari nel giorno libero, ma anche di fronte, nelle aiuole sotto le mura delle Cattive. Anche più avanti, oltre il fiume, il recupero della zona è andato avanti con successo. E a verde pubblico sarà attrezzato il pianoro alluvionale, fino all’Oreto …quando sarà fatto il porto.
Ecco un servizio fotografico (http://www.palermoparla.it/it/foto/santerasmo_perch_tutto_resti_com) che starebbe bene ad Euronews sotto la scritta “no comment”. Cumuli di monnezza, abbandono sono la regola. In una foto, in particolare, si vede un barbone che, poverino, convinto che la monnezza sia una provvidenziale barriera alla propria privacy, sta tutto nudo seduto in un angolo come nel bagno di casa.
Questa non è solo la Palermo di oggi, ma anche l’Italia, dove il peggior male che si verifichi è ormai, di gran lungo, il mancato avvento di un minimo di pax politica e amministrativa, un minimo di sburocratizzazione, un minimo di voglia reale di fare e risolvere i problemi. Per il bene di tutti. Di fronte alla grande imperfezione del presente, con la disoccupazione che abbiamo “ora e qui”, si pensa ad una assoluta perfezione futuribile, che si realizzerà fra cento, mille o 10 mila anni o mai.
E non ci dite che “è colpa di Cammarata”, perché, ancora una volta, secondo noi, non è così. Anzi sappiamo bene che non è così. Perché si parla di una materia ben nota sia a chi scrive che a questa rivista: i porti turistici.
Se a Ragusa, Licata, Menfi, Siracusa, Malfa e persino nella travagliata Balestrate i porti stanno decollando, a Sant’Erasmo le prime escavatrici e le prime gru stavano già mettendo mano ad opera di una ditta di Napoli, che ha vinto l’appalto e della ditta Adorno di Palermo, in veste di sub appaltatrice.
Questa volta, “grazie” alla burocrazia e alla danza fra i governi Berlusconi e Prodi, col beneamato cambio dei ministri, la pubblica amministrazione si è “incartata da sola”. Il porto di Sant’Erasmo, infatti, deve nascere per iniziativa (addirittura bipartizan) dell’Ente porto. Che dico: Autorità portuale. Perché forse si chiamava ancora nel primo modo quando nacque l’idea. Infatti, come ormai, finalmente, sanno quasi tutti, l’intero water front palermitano non appartiene se non di striscio al Comune (che ha comunque un’egida sulla Autorità portuale). Appartiene, piuttosto, a Roma, sfuggendo alla regola che le coste sono da anni della Regione (demanio marittimo). E qui, a voler infierire, si potrebbe notare che, se la Regione fa acqua da oltre mezzo secolo, Palermo potrebbe stare anche peggio sotto la guida di …Caput mundi.
Infatti dopo il via (verifica impatto ambientale) normale, si aspettava il via (sempre come verifica impatto ambientale) definitivo. Invece, fra un via e l’altro, siamo da dieci anni sempre fermi al ...pronti.
Adesso, pare che le carte siano tornate sul tavolo della soprintendenza di Palermo. Non abbiamo esitato a vantare, su queste pagine, la quasi leggendaria Adele Mormino, quando ci ha accompagnato ad una deliziosa visita nella recuperata Casina Cinese: un gioiello. Poi, nel giro di poco, la Mormino ha incassato meritati applausi per il miracoloso recupero della zona del Castello, dove …ci ha messo del suo.
(Tuttavia abbiamo seguito, anche con foto documentarie, i lavori su queste pagine e sappiamo quanto di concreto abbiano fatto l’Autorità portuale e, sempre, il vituperato Comune, bonificando la Cala e, in questi mesi, recuperando – se qualche diavoleria non interviene – l’intero alveo alla passeggiata pubblica).
Sembra che su quel tavolo di soprintendenza si siano fermate per la millesima volta le carte di Sant’Erasmo, con la richiesta – per quel che abbiamo capito – che si inserisca nel progetto qualche angolo semi diruto, perché si conservi la memoria storica di ...come furono i luoghi. Speriamo non si voglia ingaggiare anche un finto barbone...
Come abbiamo scritto altre volte, quei luoghi furono un tempo in tanti modi. Ce ne vorrebbe di buona volontà ad averne conservato tutta la memoria. Vi si svolgevano, a pochi metri, le esecuzioni capitali. Vi fischiò la ghigliottina di Gioacchino Murat. Nel ‘700 vi arse al rogo l’ultima strega. E, in effetti, s’è detto che, a pochi chilometri da Baaria, per guarire certi guai di oggi, non guasterebbe il tocco di una provvidenziale maaria.
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