Le preoccupazioni dell’Avvenire

In risposta ad un giornale
di Salvatore Scargiali
Le preoccupazioni dell’Avvenire

Caro Avvenire, sento nelle omelie ascoltate ultimamente una diffusa preoccupazione verso un …neo paganesimo. Non sono mi trovano mai entusiasta gli atteggiamenti allarmisti, perché così definisco a prima vista tale diffusa preoccupazione, e desidero esprimerle alcune mie personali considerazioni.

La religione Cristiana non può opporre lo spirito al corpo, né penalizzare tutto ciò che è legato al corpo. Cristo beveva e mangiava, (i farisei lo accusavano di essere beone e mangione, parole di Cristo), si faceva ungere i capelli ed è stato assunto al cielo con il corpo. Inoltre, conferma la resurrezione dei corpi. Egli dice: "Dio è Dio dei vivi e non dei morti". E' un concetto difficile ma non c'è vera vita eterna senza il corpo reso incorruttibile dalla risurrezione l’ultimo giorno. Inoltre Dio vuole che sulla terra l'uomo si moltiplichi, e un modo semplice per moltiplicarsi è fare l'amore e mi sembra che il meccanismo abbia molto successo. Se molti demonizzano o hanno demonizzato le seduzioni del corpo è perché sanno che si può "razzolare" male o sentono che è facile subirne “troppo” la seduzione, diventarne dipendenti e ne hanno paura e per paura o per protezione “consigliano” o “hanno consigliato” un privilegio dello spirito sul corpo. Predicano come i genitori quando esagerano in raccomandazioni verso i figli suscitando spesso atteggiamenti soltanto ribelli. Parlare di neo paganesimo diffuso, assumere atteggiamenti allarmisti allontanandosi dall’esprimere una equilibrata verità è controproducente. Quando sento parlare di religione i miei amici laici di ultima generazione, essi ne parlano spesso con grande sofferenza, direi rabbia, verso un ambiente culturale oppressivo cattolico che probabilmente fa parte soltanto di un rigurgito oscurantista. Mi spiace per loro e per il loro modo semplicista di vedere le cose.

Dobbiamo, invero, riconoscere esserci un atteggiamento oppressivo e oscurantista in certi ambienti ecclesiastici, atteggiamento oppressivo, che si ritrova a volte nei genitori , nei professori, negli anziani.....nei predicatori... ed anche in me stesso quando, preso da eccessiva preoccupazione, sproloquio in continue raccomandazioni. Rimane in me invece la convinzione che l'educazione alla libertà, all'autonomia ed alla responsabilità e di conseguenza alla felicità, è alla base di una sana educazione cristiana come anche di una sana razionale educazione.

Mi rimane anche la convinzione che la Fede ci rende liberi e ci dà forza e coraggio per affrontare il cammino della conoscenza, le esperienze di vita, il godimento della natura, la bellezza dei rapporti umani, del mondo ..... Io sono un convinto razionalista, credo nelle capacità dell'uomo, quando mi sono avvicinato a dei sacerdoti, ho sempre trovato accordo e conferme con quanto dico. Il discorso con loro, poi, si amplia sulla dignità dell'uomo, sul valore da dare alla vita quotidiana, sul far bene ogni cosa, sull'avere sempre accesa una fiamma dentro al cuore che fa essere di buon umore, paziente, forte, giusto, temperante...... anche troppo per le mie e per le loro forze, ma non importa bisogna avere un orizzonte infinito per essere sostenuti dalla Speranza.

Ritornando ai miei amici razionalisti laici mi viene da pensare che nell’avvicinarsi alla Fede, alla Chiesa genericamente, l'approccio di ognuno sia differente, in funzione della sensibilità maturata da ciascuno in giovanissima età. Le racconto un aneddoto: Un giorno, ero trentenne, passeggiando con due ragazzi di democrazia proletaria, persone intelligenti, vidi che provavano meraviglia al mio desiderio di entrare in una chiesa, chiesa bellissima peraltro. Mi chiesero: "ma non ti deprime la vista di tutte quelle statue di santi e del Crocifisso?” “Quando entro in una chiesa mi sembra che ci sia qualcuno che mi rimproveri” disse uno dei due. Risposi ingenuamente: “no, non ho mai avuto queste sensazioni e devo dire, che quando entro in una bella chiesa, silenziosa, sento una presenza benevola che mi rassicura e ne esco rilassato”.

 

Nota del direttore

Le due anime, quella triste e quella sorridente, convivono nella religione cristiana. La prima tende a penalizzare la funzione del corpo, la seconda la accetta. Nella impostazione di Palermoparla – occupandoci spesso di morale e religione – non abbiamo mai dubitato della bontà della seconda scelta. Il Cristianesimo attribuisce grande valore alla presenza del corpo e non comprendiamo come si possa ignorare tale fondamento. Però l’ascetismo viene anch’esso accettato, nell’accettazione delle differenze, della molteplicità insita e lecita nel creato, in cui s’innesta il dono della libertà.

Guai, però, se tutta l’umanità fosse acetica. Non lo fu Gesù Cristo durante la sua esemplare presenza in terra. Al contrario Gesù è stato un “Corporeus Deus”, così come evidenzia l’articolo su riportato. Lo provano le cene, il pane e il vino, i momenti d’allegria, il piacere di fare il bene del vicino,se ve ne fosse bisogno. Molti santi e missionari appaiono sorridenti, amano lo scherzo e l’ironia.

Il corpo è il tramite indispensabile che consente all’uomo di combattere il male che è in natura e non è in Dio. E’ la battaglia che Dio ci chiede di vincere. Per questo siamo qui. La nostra sarà la Sua vittoria, se ci riusciamo nel corso della storia. In questo senso l’evoluzionismo è l’intima realtà del Cristianesimo e il progressismo ha un senso preciso, ma della vittoria – cioè del lieto fine della storia – non v’è certezza: dovremo conquistarla, con l’aiuto di Dio. (G.S.)

 

Mon, 2010-01-11 13:31
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