Molte partorienti riescono, se preparate adeguatamente, a controllare l’ansia e la percezione del dolore legato al parto. In questa direzione, la disciplina anestesiologica ha fatto passi avanti offrendo garanzie di alta affidabilità.
Alla partoanalgesia è interamente dedicata un’equipe di anestesisti della prima Rianimazione dell’Azienda di Rilievo Nazionale e Alta Specializzazione Ospedale “Civico, G. Di Cristina e Benfratelli”, diretta dal dr. Pier Giorgio Fabbri, che insieme ai dirigenti medici: Francesco Buonasorte, Roberto Buonasorte, Salvatore Calabrese, Gianfranco Fundarò, Gabriella Gioè, Vincenzo Mazzarese, Cirino Scaffidi e Rosalba Vaglica, ha iniziato un percorso assolutamente innovativo all’interno di una realtà ospedaliera, a carattere pubblico, tra le più significative della Sicilia. Il “Civico”, appunto, grande nosocomio siciliano, dal 3 gennaio 2011, offre alle future mamme un servizio di analgesia specificamente rivolto al controllo efficace del dolore legato al travaglio di parto, dando alle donne, che vogliano, l’opportunità di scegliere di usufruire delle tecniche anestesiologiche, in questo momento centrale, affascinante, ma anche fisicamente doloroso, della vita di ciascuna. Questo servizio è diventato una missione fondamentale dell’U.O. di prima Rianimazione. Per capirne di più, ne abbiamo parlato con il direttore dr. Fabbri…
Dr. Fabbri, che cos’è la parto analgesia esattamente?
La parto analgesia è una procedura che comprende tecniche anestesiologiche che hanno tutte il fine di eliminare o almeno ridurre il dolore durante il travaglio di parto.
Una donna che volesse usufruire quindi del vostro servizio che iter deve seguire?
La partoriente ha un primo contatto con il nostro gruppo attraverso il corso di preparazione al parto, durante il quale vengono spiegate le tecniche di partoanalgesia. Alla 38esima settimana, comunque, anche per le pazienti che non hanno frequentato il corso, viene effettuata la visita anestesiologica e, in tale sede, la partoriente sceglie il suo percorso parto e, quindi, può, se lo ritiene, dare il consenso informato alla partoanalgesia.
Ci sono diverse tecniche per effettuarla?
Per via epidurale, spino-epidurale, subaracnoidea, endovenosa. L’anestesista sceglie quella più idonea al caso, in base alle indicazioni del ginecologo, alle preferenze della partoriente e allo stadio del travaglio, avendo cura di conservare in ogni caso la massima sicurezza materna e fetale.
Controindicazioni?
Oltre, ovviamente, al rifiuto della paziente stessa, sono determinanti a tal fine, anche la presenza di patologie legate alla coagulazione del sangue, terapie con anticoagulanti, sepsi ect.
La più comune delle tecniche o quella più adeguata a controllare il dolore durante il travaglio?
L’analgesia epidurale rappresenta la tecnica più idonea per controllare il dolore del parto, può essere effettuata a quasi tutte le partorienti ed ha un elevato indice di sicurezza. Peraltro, durante il travaglio la partoriente in analgesia epidurale avverte le contrazioni partecipando all’evoluzione del parto, ma in modo non doloroso, può deambulare in presenza di un accompagnatore e può assumere qualsiasi posizione per effettuare efficacemente la spinta nel periodo espulsivo.
In sostanza cercate di accompagnare la donna in modo che possa partorire in modo naturale e spontaneo, riducendo al minimo, talvolta eliminando, il dolore del travaglio...
Sì. D’Altronde va detto che, il servizio di partoanalgesia è tra quelli che eroga il sistema sanitario pubblico, in relazione a quanto raccomandato dal Ministero della Salute e recepito poi dal nostro Piano aziendale, anche se non può sottacersi che, questa tipologia di assistenza sul nostro territorio fatica ancora parecchio ad emergere. Basti pensare che, fino al 3 gennaio 2011, anche da noi non era attuata. La nostra azienda, però, ha saputo raccogliere questa sfida e rispondere con prontezza alle direttive assessoriali regionali per offrire uno standard qualitativo superiore nelle prestazioni erogate alle partorienti. Rapportato poi al tempo recente della sua attivazione, il servizio ha registrato una soddisfacente adesione dell’utenza e i numeri sono in incremento.
In termini di risorse anche questo come altri servizi sanitari richiede impegno…
Naturalmente. Innanzitutto occorrono dotazioni di mezzi finanziari e di strumenti in grado di garantire la massima sicurezza per la partoriente e il feto; valutazione comunque quest’ultima fatta a monte dalla politica sanitaria del territorio regionale e della nostra azienda che, come già detto, ha recepito a pieno le indicazioni del Ministero della Salute e dell’Assessorato regionale. Ma servono anche risorse umane qualificate e una riorganizzazione delle stesse. Così, all’interno di questa unità di Anestesia e Rianimazione, la creazione di un gruppo di anestesisti dedicati a ciò ha richiesto una modifica dell’assetto di lavoro interno, che grazie alla sensibilità e alla volontà di sposare questo progetto da parte dei medici stessi, si è però, per quel che ci riguarda, felicemente concretata. Oggi il Civico ha a disposizione un’anestesista h 24 in Ostetricia.
Il servizio è aperto a tutte le donne che vogliono usufruirne?
Sì. Com’è giusto che sia, fermi i limiti dati dall’indicazione di opportunità terapeutica, di cui abbiamo già parlato. Il servizio pubblico, se è tale, è per tutti e non deve discriminare l’utenza, peraltro, ciò sarebbe contrario alla mission stessa del medico anche da un punto di vista morale. A tutte le partorienti va garantita la possibilità di scegliere.
Il Civico appare, dunque, molto attento alle esigenze della maternità ed ha sviluppato, oltre alla parto analgesia, pure il cosiddetto “parto in acqua”, introducendo anche novità nella tecnica di assistenza ai bimbi prematuri…
Vero. Dalla partoanalgesia alla nuova vasca per il parto in acqua, oltre che alle novità anche in Neonatologia, per l’applicazione di una tecnica che riduce o azzera le complicanze possibili nei prematuri, quest’azienda ospedaliera dimostra sempre più la capacità di raggiungere l’obiettivo dell'umanizzazione.
Innovazioni che caratterizzano sempre più questa struttura ospedaliera. La donna in gravidanza ha a disposizione un ampio ventaglio di scelte per partorire secondo le metodiche tradizionali o con tecniche nuove. Ma le donne del territorio come recepiscono le nuove opportunità scientifiche…
Credo che sul profilo della consapevolezza l’informazione corretta sia determinante, ma spesso si scrive di sanità solo per raccontare quella cattiva. Inoltre, anche se le richieste di accesso alla partoanalgesia sono in implemento, si registrano ancora reticenze di carattere culturale o paure infondate. Certo, pur se non esiste alcuna attività medica priva di rischi, sostanzialmente, però, le donne devono sapere che la partoanalgesia che offriamo è eseguita con mezzi sicuri e rischi bassissimi. Ciò non esclude la possibilità di inconvenienti, ma l’anestesista è formato proprio anche a gestire ciò che non era messo in conto. Ad ogni modo non va mai perso di vista il sentire della donna, con le sue scelte. Da direttore di questa unità, mi ritengo soddisfatto del tributo finora dato con la mia equipe alle future mamme che hanno scelto questa strada.
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