La deriva della scuola

E’ la conseguenza della malefica azione della sinistra storica
di Teacher
La deriva della scuola

La deriva della scuola italiana verso le idee e le posizioni della “sinistra” e con ciò verso un laicismo male interpretato ed identificato in senso anticulturale verso l’ateismo e, peggio, l’anticlericalismo ha una storia lunga alcuni decenni.

La sinistra ha operato metodicamente una occupazione delle cariche di preside nella maggior parte delle scuole primarie e secondarie, cioè nelle elementari, nelle medie e nei licei. Lo ha fatto incitando i professori, che già propendevano per le sue idee, che erano una netta minoranza, a partecipare ai concorsi di preside e ad iscriversi nelle relative graduatorie.

In tutto ciò la sinistra – e il partito comunista in particolare – non ha fatto altro che applicare gli insegnamenti dichiarati di Gramsci: fate una rivoluzione pacifica occupando le istituzioni e la scuola in particolare come strumento di indottrinamento e persuasione dei giovani.

Occorre ricordare che i “professori”, di per sé, partono da una posizione assolutamente anticomunista. Si ricorda che, nella rivoluzione bolscevica, la classe docente fu la seconda ad essere perseguitata anche con sommarie esecuzioni, ma ancor più con mortificazioni ed esclusioni a catena, dopo quella dei preti cristiani. Inoltre la classe docente ha sempre amato il quieto vivere, la correttezza formale, una diffusa e media imparzialità politica, indotta come obbligo anche dalla normativa in vigore.

Di fronte a presidi visibilmente politicizzati, i docenti hanno assunto un prevedibile atteggiamento di formale allineamento, dissociandosi per vari anni nell’intimo e “nel segreto dell’urna”. A tutto, però si aggiungeva il mobbing metodico che i “convertiti” di sinistra operavano ed operano per tutti quei funzionari e le persone in genere che mostrano di “non essere di sinistra”.

Ma la”capitolazione” definitiva della maggioranza dei docenti – che pare oggi dilagante – è avvenuta in seguito ad una altro processo, anch’esso indotto di fatto dalla sinistra e dai sindacati. Il disinteresse quasi totale, proditorio o meno, della Cgil, il più potente dei sindacati, per la scuola e la classe docente in particolare, ha determinato la “proletarizzazione” dei professori, cui ha contribuito anche la sparizione o quasi del “rifugio” delle lezioni private, conseguente alle …promozioni politiche in massa dei discenti.

Tutto ciò ha condotto – in effetti – all’assurda quanto vera affermazione di oggi: il miglior modo di avere la certezza di una discreta educazione scolastica dei “figli” coincide con iscriverli alle scuole private. Un assurdo vero e proprio, che non avrebbe mai dovuto o potuto prender forma, se non fosse stato per la “malefica” presenza di una opposizione sociale assolutamente “di parte” e assetata del potere, fino a nuocere gravemente alla nostra società, alle istituzioni e alle classi giovanili. Una realtà – un mondo da recuperare – cui occorre adesso porre assoluto rimedio il più presto possibile. La marcia da percorrere ha per meta la libertà del pensiero e della cultura come diritto innegabile dell’uomo inteso come individuo e come collettività socio culturale. Ma ci vorranno alcuni anni, purché la sinistra non torni al governo. (G.S.)

Tue, 2011-03-01 09:26
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