Con gli esami di maturità si riparla dei problemi della scuola, nel momento in cui essa “vara” nel mare della vita le piccole barche di tanti giovani individui. Per il tema d’Italiano è già dramma. Non parliamo di matematica, latino, greco…
C’è da chiedersi – fermo restando che in tanti, fra i candidati, non saranno mai degli scrittori – perché, dopo 13 anni di scuola e una vita di ascolto di radio e tv che parlano in italiano, letture personali a parte, debba essere un problema scrivere le poche colonne di un tema su uno degli argomenti a scelta proposti dal ministero.
Ci torna in mente l’impasse provato a scuola di fronte alla costruzione di una frase, impelagati dai troppo schematici insegnamenti di latino dei tempi andati (il latino è come la matematica… mah), dai troppo aulici studi letterari e dalla sintattico grammaticale e poco idiomatica visione del discorso.
Ci chiediamo se ancora, dopo la miriade dei corsi di aggiornamento, insegnanti e docenti siano pur sempre impauriti, essi stessi, fra i meandri del linguaggio, fra le sorprendenti scoperte del discorso, dell’arte di trasmettere un messaggio esercitata continuamente da ciascuno – colto o meno colto che sia sul piano ufficiale – nell’entusiasmante selva dei segni, degli stessi atteggiamenti, prima ancora che delle parole e delle espressioni.
Tutto ciò non deve e non può confondere chi deve mettere un pensiero nero su bianco, pur con tutte le differenze che possono correre fra la lingua orale e quella scritta. Basta poggiare simbolicamente una mano sulla spalla del discente e dirgli con dolcezza: “tu sai parlare in italiano? Ascolti altri che parlano, per cui continuamente puoi aggiornarti? Scrivi dunque con la semplicità con cui parli e ascolti o quasi. Avvicinati il più possibile a tale semplicità. Fingi che ciò che scrivi debba essere letto alla radio. Tu hai delle opinioni su ciò che avviene intorno a te e ciò che hai ascoltato o letto? Esprimile. Chiarisci prima bene a te stesso ciò che pensi su un problema o, per restare vicini all’argomento, un tema. Se non sai tenere tutto a memoria, fai uno schema e poi vai giù, partendo magari, se possibile, da un inizio ammiccante di tipo giornalistico”.
Con questi pochi insegnamenti, trasmessi anche in parte allo studente, dopo 13 anni di esercizio, il tema della maturità, tolti certi argomenti storici di stretta cultura, non può mai rappresentare uno spauracchio. Sta poi a chi corregge e giudica capire che non tutti possono diventare Manzoni o Moravia.
Ciò che più si nota nella scuola non è tanto costituito dalle stranezze della Gelmini o dal dissidio sul numero degli insegnanti (che riguarda di più il problema dell’occupazione), quanto il perdurare dello scollamento fra la classe e la realtà vissuta e quello generalmente attribuibile a tutti i settori, nessuno escluso, fra la disputa politica con i suoi provvedimenti e i reali problemi del settore. Sono di solito due pianeti che viaggiano nello spazio senza incontrarsi.
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