“Questo è il mio vecchio liceo e l’ho amato così tanto da passare qui sei anni anziché cinque”. Un guizzo veloce nello sguardo, un sorriso appena accennato. Così esordisce il regista Giuseppe Tornatore in visita al liceo Scaduto di Bagheria, mentre confessa alla chiassosa platea di aver ripetuto il secondo anno. Un colloquio inaspettato, questo, per i liceali che hanno saputo accogliere con calore il pluripremiato regista, attualmente in lizza per la corsa agli Oscar 2010, loro concittadino. Un breve dialogo all’insegna del rispetto reciproco tra gli esponenti di due generazioni interamente differenti e mai così vicine: la mirabile pellicola che è “Baarìa” ha compiuto il suo piccolo miracolo.
E’ riuscita là dove molti enti hanno fallito, ha mosso corde sensibilissime e lasciato che il presente evocasse il passato, dando luogo ad un continuum senza fine, in una fusione di reminiscenze e tristi e briose verità, che hanno mostrato ai giovani d’oggi il vero volto della loro terra natìa.
Gli studenti – dapprima esitanti – si avvicinano al regista e cominciano col porgli qualche domanda. Tornatore li invita a seguire le proprie ambizioni, anche quelle più spregiudicate, soltanto quando queste sono più che agognate e non soltanto un inutile e vanesio vezzo. E’ inutile cercare di ottenere alcun risultato, quando questo non è bramato abbastanza: il mondo non ha bisogno di superflui imitatori, ma di validi professionisti, in un’era dove, sovrano, spadroneggia il dio denaro. E questi giovani liceali, tremendamente affascinanti nella loro ingenuità, smarriti tra le bianche lande di fiabe e storie di fate, di cui hanno riempito loro la stessa testa, con cui sognano di cambiare radicalmente le loro vite, rappresentano la speranza di rendere questa terra una piana fertile. Un terreno nel quale possa germogliare al meglio il seme gettato da Tornatore con la sua ultima e, magistrale, opera.
“La politica è bella”, frase che viene ripetuta più volte dal padre di Peppino un attimo prima di esalare l’ultimo respiro, ci rammenta degli uomini che hanno speso tempo e denaro nella speranza di garantire pari opportunità al popolo. La visione genuina dell’uguaglianza e l’integrità morale oggi restano dei miraggi: gli antichi valori stanno andando in fumo ed ogni cosa sta, irrefrenabilmente, sfumando in grigio.
I giovani devono rammentare i sacrifici che hanno portato i loro padri a fissare un’impronta tutt’ altro che labile nella storia, non devono lasciare andare le briglie del passato, ma riesumarle, affinché possano influenzare le gesta dei tempi odierni.
Accompagnato da un cast d’eccezione e da un’ esemplare colonna sonora (l’acclamato binomio Tornatore-Morricone torna a sorprenderci anche stavolta), “Baarìa” ha tutte le carte in regola per posizionarsi nel gotha dei film più influenti degli ultimi anni. Profondamente realista e sapientemente romanzato al contempo, a tratti l’irrefrenabile ghigno del cinismo, “Baaria” è una commedia tragica e fiabesca, un capolavoro che racchiude al suo interno un messaggio schiettamente universale.
Un grazie a coloro che si sono prodigati nel realizzare al meglio l’incontro, in particolare ai docenti Sergio Martorana – Assessore alla Cultura del Comune di Bagheria – e Domenico Aiello, titolare della cattedra di Storia del Cinema (nonché vecchio compagno di classe e amico del regista). Infatti il nostro liceo – tra i pochi in tutta Italia – ha inserito tra le varie e molteplici sperimentazioni la cattedra di Storia del Cinema, che interessa e avvicina gli studenti al cosmo architettato dal genio di Tornatore.
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