I rigurgiti di indipendentismo e separatismo saranno la Waterloo della vera mafia siciliana? La probabilità c’è. La mafia mette dentro questa storia un po’ d’idealismo e questa è una colpa, un errore imperdonabile, quando si sta “in affari”. Pragmatismo, sangue freddo, laicismo totale sono tre ingredienti indispensabile al buon esito degli affari: garantiscono lucidità di mente, velocità d’esecuzione, chiara visione dei problemi in ogni momento.
Separatismo e indipendentismo sono un sogno per la Sicilia. E’ il sogno di Turiddu Giuliano, quando voleva rivalutarsi con il sostegno di una gran parte degli indipendentisti. Fu il sogno di Silvio Milazzo. E’ il malcelato programma di Raffaele Lombardo. La fine dei sogni di Giuliano e Milazzo è già nota, quella di Lombardo è in fieri, quella della “vera mafia” è possibile.
Ma andiamo con ordine. Alcuni pentiti, più il coraggioso Ciancimino junior iniziano con candore e coraggio ad alzare apertamente il velo trasparente, dietro il quale tutti i siciliani esperti di vita vedevano da sempre la realtà. Segreti? Se fossero tali, sarebbero, come abbiamo già scritto, segreti di Pulcinella. Ma la cosa più significativa è come i media, che da tempo gettano a pioggia falsa luce sulla mafia, dandone una immagine assolutamente iconografica, falsa e ripetitiva, si sfogano con pirandelliane espressioni… “E’ pazzo! E’ pazzo!”
Si ripete il finale dell’Enrico IV. Dite tutto, tranne che la verità risaputa. Il “si fa ma non si dice” trasformato nel “si sa ma non si dice, perché non fa buono, è inopportuno, ma soprattutto pericoloso, inutilmente…”
A margine delle invettive di Tomasi di Lampedusa e dello stesso Sciascia, tirato di recente in ballo da quell’ottimo giornalista che è Saverio Vertone, la reazione dei familiari, degli intimi, di quelli della “Sicilia di sempre”, esplodono in insofferenti affermazioni a mezza voce: “…ma perché portare in piazza tutte queste brutte cose, che tutti conosciamo, che tutti sappiamo…”
Oggi la cucina più richiesta è la semplice cucina della nonna, economica quanto laboriosa. E’ così che il facile che diventa difficile. E’ il coraggio di dire la verità, di pronunziarla, prima ancora di denunziarla, è quello che manca. Quando lo fanno Tomasi, Sciascia e De Roberto è un susseguirsi di commenti. Favorevoli o contrari? Chi li vanta, chi getta loro la croce addosso. Fango sulla Sicilia? Altro fango, oppure la verità, la semplice diagnosi, che il malato però non vuol sentire, perchè il cancro è cronicizzato, non uccide del tutto, ci si convive. Si vivacchia. Ma, invece, dopo una eventuale, non voluta, guarigione, che cosa accadrà dunque? Quali altre colpe dovremo scontare? Quali peccati emergeranno? Vizi privati e pubbliche virtù dei peccatori di provincia. E chi è mai senza peccato? Nessuno, ma proprio nessuno scaglierà mai la prima pietra
Ci si accorge del grande valore, di qualche lampo di genio, ma ci si rifugia nelle lodi alla letteratura, al parole letterario: prosa, poesia, arte… Null’altro. Solo vaghe stelle nel firmamento immobile da sempre, che tale deve rimanere, che tale rimarrà.
Misteri ed enigmi d’Italia, mafia e golpe. Ignorate le rivelazioni di Leonardo Messina. Eppure spiegano Spatuzza e Ciancimino. Ecco una formazione calcistica d’eccezione: appunto Spatuzza, Messina, Ciancimino, una triade di difesa o d’attacco? Niente di tutto questo. Che vale spiattellare la verità che tutti sapevano e che non dicevano? Inutile coraggio, temerarietà pura, da parte di chi non ha niente da perdere, di chi non si nasconde dietro il filo di paglia: “non fatemi parlare, perché se comincio, mando tutto a catafascio”. Già, perché c’è chi ci chiede: “… ma se la verità è così vicina, perché neppure i carcerati, i pentiti la rivelano?” Finché dura, sta proprio nel tacere la semplice “verità pericolosa” l’arma, la carta in mano, l’asso nella manica per un po’ di libertà in più per se e per la famiglia rimasta fuori, perché non tutti i beni vengano rastrellati, perché non si affondi il bisturi fino in fondo. I gangster lavorano spesso per lasciar ricco qualche altro – moglie, figli e nipoti – ma anche per trascorrere gli ultimi anni in una cella più confortevole o in un ospedale a curarsi i mali contratti durante una vita pericolosa, dura, esposta rischi, intemperie, alimentazione disordinata… Inoltre vi è una verità facile e utile, che serve a scrivere articoli ai giornalisti, come a farsi belli ai pentiti. Inoltre, la criminalità organizzata ama considerarsi “il tutto” della mafia, gonfiarsi il petto, darsi importanza e finire col nascondere i pupari veri, i committenti. Gli stessi che usano anche le istituzioni, che offendono e si difendono con le stesse armi della legge: criminalità organizzata e legalità organizzata.
E poi? Non ci riuscirono al tempo della Banca romana a far fuori il malaffare, ci riuscirà qualcuno oggi? Non sembra proprio. Dovremo, dunque, sorbirci per sempre le false verità di maniera? Le lepide, leziose, ricopiate, soporifere lezioni di …anti mafia?
Eppure la verità utile risolvere i problemi è qui davanti a tutti noi, in un paio di frasi, candide, stentoree, tacitiane affermazioni.
A condannare Falcone e Borsellino furono le banche svizzere, i servizi segreti americani e nazionali. Fu così anche per Moro. Molti uomini d’onore, quelli che riescono a diventare capi, appartengono alla massoneria... Non è difficile individuare ciò che Spatuzza dice, invece, per ingraziarsi l’Italia sbagliata, proprio quella mafiosa. Perchè rimane il problema seguente, l’unico vero: in quale massoneria, in quale loggia, si nasconde il malaffare di cui parliamo, il vero potere delle raccomandazioni, quello che si divide l’Italia ufficiale e quella occulta, le occasioni palesi o artificialmente create di lucro e quelle ancor più redditizie nel campo del mero malaffare?
Ma c’è un altro candido finale a sorpresa: “…la regione (mafiosa, ndr) ha deciso di orientarsi verso l'indipendentismo, verso un nuovo separatismo”.
Sarà questo a perdere la “veru mafia”, quella cui non accennano che di straforo i mille volumi sulla …mafia?
A voi e al tempo la risposta. Ma la storia oggi fa velocemente giustizia. L’epilogo, spesso, è più vicino di quanto non sembri.
Germano Scargiali
P.S. Anche la turpe condanna a Totò Cuffaro, colpevole di aver tentato di governare la Sicilia e di condurla fuori dal Lete del sonno perpetuo, dalle sabbie mobili della mafia senza nome e senza volto, che lo voleva connivente contro Roma. Non c’è un solo siciliano vero, esperto di vita di relazione, di lavoro, di economia reale, che condivida la condanna a Cuffaro. Non c’è uno solo dei suoi elettori, che, assieme a tanti altri, non sia pronto a votarlo di nuovo alle elezioni e ad acclamarlo nuovamente nel ruolo che gli compete: quello di Governatore della Sicilia.
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