Regione “essere o non essere”

Niente soluzioni. Solo il batti e ribatti di una situazione troppo anomala per essere vera. Frattanto i reali problemi restano sostanzialmente al palo
di Germano Scargiali

Quanto durerà ancora il batti e ribatti fra il nucleo centrale del Popolo delle libertà e il governo Lombardo? L’essere o non essere del governo regionale assume ormai i toni del “to be or not to be” amletico. Ed è il dramma del momento della politica regionale con brutti riflessi su quella nazionale. Tanto più che, sul terreno locale, si riflette in un frequente braccio di ferro fra la giunta Lombardo e l’Ars guidata da Francesco Cascio. Gran parte del peggio che si temeva alla vigilia di questa legislatura è effettivamente accaduto.

Lombardo avrebbe dovuto gestire il contrasto fra il tradizionale establishement regionale (che indubbiamente rappresenta) e i “giovani leoni” del Pdl con fine abilità politica e, sembrerebbe, che le doti non gli manchino. Invece ha scelto la strada del muro contro muro, dando al proprio partito la fisionomia di chi cerca una svolta, di chi vuol dare un colpo di timone, degno – per restare in termini velici – della classica strambata.

Il match che ha instaurato con Francesco Cascio, indicato sin dalla vigilia come il suo “interlocutore/antagonista” non ha mai avuto i tratti della noble art. Cascio è stato spinto continuamente verso l’angolo ed è toccato a lui smorzare i toni (vediamo come stia salvando la finanziaria) per evitare che la situazione trascendesse anche nel grottesco. Può un governo essere costantemente in contrasto con il parlamento, a valle di un’elezione che ha attribuito ad una parte politica un consenso netto, quasi plebiscitario? Può salvarsi metodicamente grazie agli aiuti dell'opposizione?

In tutto questo Lombardo ha trovato l’appoggio di un’altra formazione che sembra uscita da un cappello a cilindro. E’ il Pdl Sicilia che può anche apparire come un concorrente dell’Mpa fondato da Lombardo. Schiera alcune buone macchine da voti, ma non ciò che era sembrato il meglio dei partiti di provenienza. Qualcuno – fra cui noi – pensava che la corrente di Miccichè potesse servire ad esorcizzare l’idea di Lombardo di fondare una sorta di Lega del sud, creandone un’altra che fosse per vari aspetti migliore. E talvolta, anche di recente, il Pdl Sicilia si atteggia a recitare tale ruolo.

Il colmo si raggiunge quando ambedue le formazioni affermano di essere proprio loro il vero sostegno del presidente Berlusconi. Da quando in qua un governo si sostiene creando spaccature e divisioni?

Ed ecco l’interminabile batti e ribatti. Da una parte Salvino Caputo, ma anche personaggi meno famosi come Fabio Mancuso, tuonare dall’interno dell’Ars contro il governo. Dalla stessa parte senatori, come Simona Vicari, che ne sottolineano con il massimo puntiglio ogni incongruenza. Su tutti svetta il coordinatore del Pdl Giuseppe Castiglione, ma rendiamoci conto che anche Alfano e Schifani in tutto questo tempo non hanno mancato di chiarezza in proposito. Dall’altra parte i lombardiani che non arretrano di un passo.

Adesso, dopo il nuovo successo elettorale della linea del Pdl, Castiglione non ha mancato di esternare con la solita risolutezza il proprio pensiero con affermazioni che ripete da tempo, del tipo: “Lombardo azzeri la sua giunta…”.

E’ chiaro, del resto, l’atteggiamento che tutta la macchina politica lombardiana ha assunto prima delle ultime “regionali/nazionali “, mirando ad un indebolimento di quelli che definisce “lealisti” e quindi di Berlusconi stesso. Un evento che puntualmente non si è verificato.

Ma sembra che la tendenza parta adesso dalla volontà di recuperare Miccichè e i suoi seguaci. Così, a gettare acqua sul fuoco giunge un politico vecchio stampo come Domenico Nania: «È giunto – ha dichiarato testualmente – il momento della chiarezza. Mi auguro che Gianfranco Miccichè sappia coglierlo con responsabilità e che, con la fiducia reciproca si possa costruire insieme il Pdl che i siciliani ci chiedono. Penso che la figura di Miccichè sia indispensabile per far crescere un Popolo della Libertà all'altezza del proprio compito, per cui gli rivolgo, ancora, un appello a discutere insieme e ridare al centrodestra siciliano il ruolo e le responsabilità che gli competono e che gli elettori gli hanno attribuito. All'amico Gianfranco chiedo un sussulto di umiltà e responsabilità, per l'avvio di un percorso comune da fare insieme con i modi e le forme che si riterranno opportuni per costruire una strategia che rilanci la Sicilia e la renda protagonista sulla scena nazionale».

Miccichè ha espresso un’apertura, ma non ha evitato affermazioni taglienti nei confronti di Castiglione e, in pratica, dei massimi esponenti del partito: «mi aspetto che quel desiderio di sintesi, che traspare dalle dichiarazioni di Nania, trovi riscontro in atteggiamenti totalmente diversi da quelli finora adottati dal co-coordinatore. Mi aspetto che Nania dimostri di voler dar seguito alle intenzioni di unità e dialogo, prendendo le debite distanze da una gestione del partito, che fin qui può definirsi un fallimento politico».

Può appena dirsi che …se son rose fioriranno. Il principale interrogativo rimane, però, come possa reggersi un governo regionale che si affida anche al principale partito uscito sconfitto dalle elezioni ispirate al bipolarismo: un Pd che reagisce quasi incredulo e stenta a trovare le forme per aderire.

Ma sappiamo bene quanta gente ci sia in giro che afferma che Lombardo reggerà comunque a tutto ciò. Di fronte a tanta sicurezza, c’è da chiedersi quali siano le reali e concrete forze che lo sostengono.

Thu, 2010-04-08 15:19

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