Se non è la prima del mondo è la seconda, ma è certo al vertice della qualità per i minerali che contiene e che si estraevano fino al 1992, anno in cui venne chiusa in circostanze non chiare. Si trova nel cuore della Sicilia, in provincia di Enna, ed è la miniera di Pasquasìa. Se ne ottengono sali potassici e magnesio metallico. I primi, detti oro bianco, sono utilizzati in agricoltura e bio agricoltura, grazie alla provenienza naturale, che li distingue da quelli ottenuti per sintesi chimica. Il secondo è indispensabile alle industrie spaziali, aeronautiche, elettroniche ed altro ancora. L’intero impianto minerario insiste su una superficie di diverse migliaia di metri quadri e dispone di una propria centrale elettrica. Come risulta dall’intervista che segue, gran parte degli impianti sono riutilizzabili con una certa celerità, avendone fatto richiesta l’Italkali, notissima azienda leader nell’articolato mondo del sale.
Per parlare di Pasquasia, incontriamo Giuseppe Regalbuto, dottore in chimica, che lavora in un’azienda farmaceutica che fa da “terzista”, sempre in provincia di Enna, per aziende che esibiscono il proprio marchio: “Una realtà anche questa – dice lui stesso – che, come altre a noi vicine, in Sicilia, resta ignorata”.
Come – incalziamo noi – la miniera di Pasquasia…
Regalbuto è anche il focoso presidente…
Così, risponde prontamente:“La miniera è fra le più appetibili al mondo e potrebbe assicurare lavoro rapidamente a mille addetti e ben oltre, se si misura l’intero indotto. Ma tornerebbe a rappresentare anche un apporto all’agricoltura dell’Isola. Infine, addirittura dai residui di lavorazione, si ricava il magnesio metallico, raro e indispensabile nelle più moderne applicazioni…”
Ma perché la miniera venne chiusa?
“Vengo subito al dunque. In realtà la chiusura avvenne nell’ambito di accordi internazionali in occasione della caduta del muro di Berlino. La Germania avrebbe sostenuto delle spese di questa storica operazione, ma intervennero altri stati: i tedeschi vollero in Europa una esclusiva nella produzione dei Sali potassici. Il Canada, grande produttore di Sali naturali (come allora la Sicilia) appoggiò la richiesta. All’Italia e al Veneto in particolare, venne accordata in compenso la possibilità di produrre e fornire i macchinari per la lavorazione”.
E Pasquasia, dall’oggi al domani chiuse i battenti?
“Nel giro di un paio d’anni, circolarono perplessità ed accuse, fra cui quella di inquinare il fiume Salso, benché fosse pronto il progetto e lo stanziamento più che sufficiente per un depuratore. Ma in questa storia, come sempre, c’è anche dell’altro…”
Sappiamo che la miniera fa gola ad alcuni stati esteri…
“La verità è che le miniere siciliane sono una ricchezza. Almeno due stati, per ultimo l’Egitto, le vorrebbero gestire in blocco. Parlo di Sali potassici e salgemma. L’Isola possiede e sfrutta pochissimo un bene di grande valore.
Un attimo. Di fronte a situazioni deteriorate come questa si parla di stato dell’arte, ma mi riferisco a che cosa si possa fare e che cosa si stia facendo per Pasquasia.
“L’Italkali vuol gestire la miniera ed ha vinto anche una causa. Adesso chiede di rientrarne materialmente in possesso. Frattanto, sul terreno politico, il problema è stato affrontato dalla commissione Sviluppo e personalmente dal presidente Salvino Caputo. Può darsi che avvenga il miracolo. Nutro una grande personale fede”.
Si è parlato di scorie nucleari, depositate in loco…
"Quella delle scorie nucleari è qui solo una favola metropolitana. Piuttosto è drammatico il problema dell’amianto contenuto nell’eternit che allora si usava in quantità massicce e che il tempo, le intemperie e il vandalismo hanno anche frantumato. Vi sono polveri capaci di viaggiare anche a lungo e bisogna intervenire subito. Sarà un altro costo da sopportare e va affrontato prima possibile".
Ma non ci saranno ancora ostacoli internazionali?
“Quell’accordo scade fra due anni e, se si desse il via ai restauri in meno di un anno potrebbe ripartire l’estrazione. I lavori potrebbero addirittura partire preventivamente”.
Dunque l’accordo è anche alla luce del sole…
“Non proprio. Le dico che di tale accordo fece parte anche una certa pacificazione sul tema del dossier Mitrokin. Enzo Fragalà, che era un mio caro amico, si batté con vigore per ambedue i problemi. Non esito a ricordare questo particolare, ma in un momento in cui a Pasquasia potrebbe tornare la vita, non vorrei approfondire l’argomento. Sarà per un’altra volta”.
Intervista raccolta da Germano Scargiali
L’Italkali venne obbligata a chiudere Pasquasia con 5 miliardi di lire di attivo. Quel giorno erano state estratte 6 mila tonnellate di prodotto.
Giuseppe Regalbuto è presidente della Commissione Miniere dismesse dell’Urps (unione Provincie regionali siciliane).
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