Cineserie in restauro a Palazzo Mirto

L’intervento è condotto da Mauro Sebastianelli

Il restauro è supportato da approfondite ricerche storiche ed iconografiche e da una campagna diagnostica, svolta con il contributo dell’Università di Palermo e sta mettendo in luce numerosi dati relativi ai procedimenti tecnici e ai materiali costitutivi impiegati per la realizzazione di questa peculiare tipologia di manufatti, quali tavolini contenitori e stipi , che rientrano di diritto nella cosiddetta arte decorativa.
I dati ricavati in occasione del restauro saranno indispensabili per meglio rivelare le differenze tecnico-esecutive (dorature, intaglio e stucchi) e i materiali utilizzati (legno, resine naturali e lacche) per risalire, dunque, alla provenienza di questa preziosa categoria di manufatti realizzati, tra Sette e Ottocento, in maniera diffusa sia in Italia (Napoli, Venezia, Palermo, Roma) che in Europa (Parigi, Londra). In questo modo l’intervento di restauro rappresenta un momento di conoscenza dell’opera d’arte, come già sottolineato da Cesare Brandi, fondamentale per la tutela e la valorizzazione del bene, come previsto altresì dal nuovo Codice dei BB.CC.
Questa è l’ultima di una serie di attività di Conservazione e Restauro svolte nel Palazzo, condotte, in chiave interdisciplinare, secondo i più rigorosi criteri scientifici per la conservazione museale. L’attività prevede l’ordinaria manutenzione che viene svolta sulle opere d’arte esposte, e attualmente si sta concentrando sulla redazione di apposite schede tecnico-conservative per ogni singolo manufatto presente nelle prime tre sale del Museo. Il Museo si sta inoltre dotando di un sistema per il monitoraggio delle condizioni climatiche, microclimatiche e di illuminamento degli ambienti museali, per garantire la maggiore stabilità dei parametri chimico-fisici in relazione alle tipologie dei manufatti esposti. Infine, verrà presto predisposto un sistema per la riduzione dell’irraggiamento ultravioletto diretto, mediante l’applicazione di pellicole trasparenti e/o oscuranti di tipo 3M sulle vetrate esterne.


Palazzo Mirto antica dimora dei Filangeri
Oggi è un museo non lontano da piazza Marina


Palazzo Mirto, oggi visibile nella versione restaurata a fine 700 e poi ancora a fine 800, è una rara testimonianza storica ed etnografica. Esso è stato per quattro secoli la dimora palermitana del casato dei Filangeri, antica e nobile famiglia che vanta origini leggendarie. Intorno all'anno Mille un cavaliere normanno, Agerio I, sarebbe venuto in Italia. Un secolo dopo i suoi discendenti, detti "Filli Augerii", sarebbero arrivati in Sicilia da Nocera. Una diversa ipotesi fa invece risalire le origini a Tancredi, altro cavaliere normanno, che sarebbe stato presente all'incoronazione di Ruggero. Notizie documentate a partire dal XIII sec. informano delle tante cariche religiose e civili ricoperte dagli esponenti della famiglia Filangeri che per l'autorevolezza e la invidiabile posizione economica, derivante dal possesso di grandi feudi, assunse un ruolo di primo piano tra la nobiltà siciliana. Nel corso del XVI sec. Pietro Filangeri ottenne il pieno potere sulle proprie terre e successivamente il nipote Vincenzo Giuseppe Filangeri e Spuches fu nominato nel 1643 primo principe di Mirto dal nome del feudo ricadente in territorio messinese. Estintosi il ramo maschile del casato, nel 1833 Ignazio Lanza e Branciforte ottenne di poter portare i titoli della moglie Vittoria Filangeri.
Nel 1982, l'ultima erede della famiglia, la nobildonna Maria Concetta Lanza Filangeri, adempiendo alle volontà del fratello Stefano, donò il palazzo alla Regione Siciliana affinché fosse mantenuto nella sua integrità e aperto alla pubblica fruizione. L'edificio è il risultato di numerose trasformazioni che si sono succedute nei secoli. E stato in occasione degli interventi di restauro che sono venute alla luce strutture del XIII secolo, alcune delle quali appartenevano al gruppo di case che erano state della famiglia Resolmini e che nel XVI secolo passeranno prima ai De Spuches e poi ai Filangeri con il matrimonio, nel 1594, dell'unica figlia di Vincenzo De Spuches, Francesca, con Don Pietro Filangeri.
Del palazzo seicentesco, che probabilmente in occasione del matrimonio fu rammodernato, poco è rimasto, poiché nel 1793, ai tempi del principe Bernardo, l'edificio fu oggetto di un radicale intervento di trasformazione a cui è ricollegabile la risistemazione dell'intero primo piano e la realizzazione del prospetto sulla via Lungarini e del portale sulla via Merlo. Altri lavori intervennero dopo il 1876, quando fu rifatta la facciata sulla via Merlo e quella sul cortile, dove il nuovo ingresso creato verrà sottolineato da una pensilina, secondo la moda parigina di fine secolo.
Sempre nell'Ottocento una ristrutturazione degli ambienti del secondo piano porterà alla creazione di un grande appartamento per la vita privata della famiglia, che da quel momento utilizzerà il primo piano solamente per la rappresentanza.
Museo di Palazzo Mirto
Palermo, Via Merlo 2
Tel. +39 091 6164751

Lunedì, mercoledì, venerdì e sabato dalle 9 alle 13:30.
Martedì e giovedì dalle 9 alle 13:30 e dalle 15 alle 18.


Thu, 2009-10-15 21:40
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