E sono sei. Nessuno meglio, Udinese a parte. La squadra di Mangia fornisce una bella prova del nove proprio al cospetto di una Fiorentina neo capeggiata non da uno qualunque, ma da un grande ex rosa che fino a sei mesi fa ci faceva piangere lacrime di rabbia e di gioia in quella maledetta finale di Coppa Italia persa 3-1 a fine maggio all’Olimpico di Roma contro l’Inter: Delio Rossi, non certo uno qualunque.
Una squadra di rango giunta alla finale di Coppa Italia, come premio di consolazione alla fine di un campionato perduto e di un'annata vergognosa nelle coppe, è stata costretta per l'80% dell'incontro nella propria metà campo dal sempre sorpredente Palermo.
Vi aspettavate altro risultato? Io no. Perché? Ma lo sapevo già. Quando va in onda Palermo-Juventus è come vedere un film già visto. Un dvd che puntualmente tiri fuori due volte l’anno quando hai sete di vittoria e che ti emoziona sempre come la prima volta quando il 5 febbraio di sei anni fa Brienza asfaltava la Signora.
Novanta minuti di assedio alla porta delle rondinelle che si piegano solo a 4’ dal termine. Una punizione del difensore rimette in “carreggiata champions” i rosa che ancora una volta si vedono negato un rigore.
Angoli 18 ad uno per il Palermo. Basta questo dato per fotografare Palermo-Brescia. Difficile dargli diversa interpretazione. Un assedio lungo due tempi che vale una rete d’oro a soli 4’ dalla fine. Una manna dal cielo il gol di Bovo. E la Santuzza da lassù vede e provvede.
Se la partita fosse iniziata al 46’ il Palermo avrebbe meritato tutti 8 in pagella. Straordinario il secondo tempo in cui Delio Rossi azzecca davvero tutte le mosse, dopo la sconfitta di Napoli di cui il tecnico si assume paternità e responsabilità. Fa centro anche schierando insieme persino Bacinovic e Liverani, rispolverando alla memoria di qualcuno il dualismo azzurro Mazzola-Rivera.
Sconfitta e rimpianti nella partita contro l’Inter al Barbera. I rosa, in vantaggio nel primo tempo con un ottimo Ilicic, si fanno prima raggiungere e poi superare nella ripresa grazie ad una doppietta del camerunense. Terza sconfitta in una settimana. Rossi è chiamato agli straordinari.
Nessuna rete al Barbera nell’esordio contro il Cagliari. Le manovre dei rosa non decollano. Pari giusto. Stanchezza per la gara di tre giorni prima? Probabile. Ci fosse stato Liverani, però, forse…
Dunque, dove eravamo rimasti? Parafrasiamo la famosa frase di Enzo Tortora quasi a non voler ricordare la doccia fredda pasquale di Catania. Ed ecco che il Palermo riprende le fila del campionato come se nulla fosse successo. L’imperativo di vincere in casa per Delio Rossi è un diktat e tutti osservano diligentemente le regole. Anche il Chievo è spazzato via e il tecnico, così, suggella uno stupendo ciclo iniziato proprio diciannove giornate fa a Verona.
Sarebbe dovuta essere una “pasta con le sarde”, termine poco tecnico e molto colorito di certo conio siculo, che avrebbe dovuto sancire e ribadire le ambizioni delle due isolane. Almeno questi erano i “rumors” sin dall’inizio della settimana, tant’è che la partita era quotata solo in un noto centro scommesse, non in nessun altro. Un punto al Catania per distaccarsi ancor di più dal terzetto fanalino di coda e un punto al Palermo, tanto quanto basta per staccarsi il fiato sul collo della Samp. Niente affatto. Altro che primo piatto di pesce!
Delio Rossi ha dovuto imporre il silenzio stampa ai giocatori che, viceversa, avrebbero potuto esternare “pericolosamente” le loro ire contro l’arbitro della partita con il Genoa. Tornano gli arbitraggi incomprensibili? Speriamo di no. Ma notiamo subito che, a voler infierire, in due partite sono stati due rigori ad aggiustare i numeri e portare i rosanero al pareggio. Contro la grande Inter – che giunge alla Favorita assetata di punti – la squadra ha dato una prova di solidità più grossa e rotonda che in occasione di tante vittorie.