Tutti sapevano che era catanese. In realtà era di quei settentrionali che si ambientano sin da ragazzi e mai rinnegano l’adozione sicula. Benito Paolone apparteneva ad una famiglia di profughi dalle foibe. Ce lo trovammo accanto in una festosa “tavolata” in una trattoria del centro di Palermo. Questo signore a noi sconosciuto a prima vista era seduto con la moglie a sinistra e a destra avevamo Oscar Casagrande (il comandante) e signora che conosciamo sin da teen ager.
Non si sa se ridere o piangere: siamo di fronte alla cosiddetta “fase due” che dovrebbe rilanciare lo sviluppo in Italia. Che cosa dovrà mai spiegare Monti, se i punti di partenza sono le liberalizzazioni delle licenze ai tassisti e alle farmacie. Ma hanno capito – in Italia – che cosa significhi liberalizzare?
Purtroppo, sempre più si capisce ncome il presidente Napolitano si sia "tolto la maschera" con cui - da vecchio politicante - esperto della prima repubblica, si è schieratom dalla parte "giusta" per lui. E' quella di una sinistra da tempo attestatatsi su posizioni di difesa dei macro interessi mdella grande economia. In pratica della peggior destra, di quella vera, fatta di capitale, minopoli e ...banche.
Tutte le strade conducono a Roma e tutte le logiche conducono ad una spiegazione univoca di ciò che sta accadendo sotto i nostri occhi. Non si sa da dove cominciare. Come si fa a non accorgersi che, dopo il golpe in Sicilia, assistioamo al golpe a Roma. Dovremmo dire che la democrazia, con il suo risultato alle urne, sta subendo una delle maggiori sconfitte d'ogni tempo. Il "meglio" che dicano quelli come i (veri) peones che urlavano "crucifigge" davanti al Quirinale, è che i voti della maggioranza elettorale fossero "comprati".
Emerge la prova di tutta le realtà di un complotto che non è solo nazionale. Ovvero, se lo preferiamo, si tratta di una …reazione. La verità è che Berlusconi e il berlusconismo hanno denunciato a più riprese certi mali del sistema e reagito – o tentato di farlo – almeno ad una parte di essi. Si parla dello statalismo che vive al servizio del capitalismo di stato contro il liberalismo vero.
Domenico Scilipoti, un personaggio impegnato oggi, suo malgrado, a dimostrare chi sia. E’ il politico (da poco, ndr) iperattivo dalle mille interrogazioni e proposte di legge? Noi risponderemo che ciò sia innegabile: dai giorni in cui era con Di Pietro all'Idv, è il maggior dispensatore di comunicati stampa di protesta contro ogni ingiustizia del sistema che si sia mai visto. Ma è, forse, l’uomo “colpevole”, pollice verso, di un reato non scritto nei codici, ma creato da tanti media, cioè dell’aver salvato Berlusconi e il suo governo?
La legislatura volge ormai alla sua naturale conclusione con disappunto degli anti berlusconiani ad oltranza. Essi disapprovano, sottovoce, anche la saggezza del presidente Napolitano, che è stato decisivo, più d’una volta, per salvare il governo, pur non dimenticando onorevolmente l’antica appartenenza.
Sorprendono le intese, apparse su ogni media, tra Emma Marcegaglia, presidente della Confindustria, la Camusso, segretaria generale della Cgil e Mussari, presidente dell'Abi. Sembra un accordo fra il diavolo e l’acqua benedetta. Ma, forse, chi più incisivamente reagisce a tutto ciò è Domenico Scilipoti.
Si ripete l’esame del 14 dicembre e, alla vigilia dell’estate, come era avvenuto prima di Natale, il governo Berlusconi riceve di nuovo la fiducia e con margine ancor più ampio. Edoardo De Filippo era un principiante del problema e, se è vero che per lui gli esami non finivano mai, ancor più lo è per questo governo. Non dicano che Berlusconi ha governato otto anni su 12 o cose del genere: ha passato il tempo a difendersi dall’opposizione, dai ribaltoni, dalle accuse infamanti ed altro ancora.
La corsa al massacro politico – con la politica indefessa del tanto peggio tanto meglio – culmina in questi giorni con le campagne dell’opposizione contro ogni e qualsiasi decisione del governo come se avesse la peste, anzi come se fosse la peste. Non è così: l’omologazione fra la media delle decisioni politiche della destra e della sinistra è stata sotto gli occhi di tutti nel corso degli ultimi capovolgimenti. La differenza è solo nelle sfumature. Ed il motivo è che si gestisce – al momento – solo l’emergenza. E, come se non bastasse, altre se ne sono assommate in corso d’opera.