Da adesso tutti gli artigiani e le Pmi (piccole e medie imprese, ndr), aderenti a Confartigianato imprese Sicilia, sono tenuti ad applicare le leggi ed i contratti di lavoro, a favorire la crescita professionale dei propri collaboratori salvaguardandone la sicurezza sul posto di lavoro, a mantenere rapporti ispirati a correttezza ed integrità con la Pubblica amministrazione, con i partiti politici e con tutte le istituzioni.
Il commento degli “industriali” apparso come tale in prima pagina sul Giornale di Sicilia non ha mancato di suscitare stupore e anche indignazione a livello generale. Nonostante i disagi, la netta sensazione è che il popolo siciliano sia in gran maggioranza dalla parte dei manifestanti. Con i forconi, gli autotrasportatori e i tassisti ci siamo schierati anche noi a viso aperto sin dalla vigilia della manifestazione, che prometteva di avere in Sicilia – una volta tanto – uno dei punti focali. Così, infatti, è stato.
Imprenditori agricoli e autotrasportatori guidano il movimento di tutti coloro che si sentono abbandonati e ora aggrediti da governi, come quello nazionale e regionale, assetati di soldi e assolutamente assenti dai veri problemi delle categorie in questione. Lo hanno detto e lo hanno fatto: A proclamare la massima "Sicilia ferma per 5 giorni" sono i campioni dell'autoccupazione, di quelli, cioè, che invece di pesare sul pubblico erario, vi contrribuiscono da sempre con denaro fresco.
Ci voleva un governo di esperti per rispolverare dopo mezzo secolo e passa la vecchia scuola di avviamento al lavoro di schietta ispirazione gentiliana e, quindi, mussoliniana… Si dispereranno, dunque, i ferventi cultori del socialismo, sopravvissuto a tutto e a tutti? Ovvero non si rendono ancora conto di quel che sta accadendo? Cioè la mera (e tardiva) revisione di errori commessi a danno delle classi meno ricche e di tutti gli italiani…
Lavoratori indipendenti poveri e ricchi imprenditori piccoli e grandi: sarebbero loro i responsabili del deficit nelle casse dello stato, ma - peggio ancora - della povertà pubblica... Sarebbero loro i famosi "affamatori del popolo", i responsabili delle famiglie che non giungono a fine mese. Come se non avessero famiglia anche loro, come se molti di essi non faticassero, anche più degli altri, a quadrare i conti di casa e della propria vita.
Per capire ciò che avviene in Italia occorre - probabilmente - ribadire che la politica viene dopo il potere bancario e che non è riuscita a soverchiarlo e guidarlo. Tutto ciò nonostante i tentativi che abbia fatto, provenienti - ovviamente - dalla parte maggiormante decisionista dell'intero arco politico nazionale. Speriamo, almeno, che di ciò non si dubiti, visto che la stessa cronaca politica prova un succedersi di fatti e di ...scontri in proposito.
Il restauro – con la parziale sostituzione dei macchinari e l’adeguamento tecnico – delle centrali idroelettriche di Troina e Grottafumata, ferme dal 1998 e da oggi riattivate, consente da subito di utilizzare le potenzialità della diga e del lago di Ancipa. Si tratta del bacino più “alto” della Sicilia con i suoi 944 metri sul livello del mare. Il lago si trova al confine fra le provincie di Enna e Messina, a 5 km da Troina, lungo la strada che prosegue per Cerami.
Non bastava l’anatocismo, il diritto non dovuto di massima scopertura preteso per anni, gli interessi usurari, l’abitudine di cambiare le clausole dei conti correnti unilateralmente, di lucrare e “vivere” sulle competenze, sempre di più, sempre più alte, sempre più striscianti, arbitrarie. E i cc intesi come una prigione, dai quali non puoi recedere, non li puoi …chiudere. Perché “non te li chiudono” per quanto ti dicono a voce che non c’è problema o, peggio, l’hanno già fatto. E invece non l’hanno fatto.
Non è che in tanti non l’avessero detto. E’ brutto, oggi, affermare che …lo “avevamo” detto. Vale fra tutti un’antica intervista a Sergio Ricossa, economista liberista dell’Università di Torino: Libertà è liberarsi dallo stato predone. Sua l’opera “La fine dell’economia, saggio sulla perfezione” un libro scritto alcuni decenni or sono e ripubblicato nel 2006. Le nazionalizzazioni, lo statalismo, la burocrazia, a danno dell’intrapresa, avrebbero condotto, come avvertivano Don Sturzo, Einaudi, La Malfa a danni irreparabili.
La crisi generalizzata, la diffusa paura delle verifiche fiscali, che hanno la nautica nel mirino più di ben altre manifestazioni del “luxury” privato (automobili, gioielli, pellicce, vacanze, stato patrimoniale generale) mettono in ginocchio un settore che in Italia viene definito “stella”. Anzi …veniva definito tale.