Le università italiane escono dall’isolamento e diventano sempre più dinamiche. Intendono, così, realizzare l’obiettivo di far parte della realtà civile e soprattutto imprenditoriale, con ovvio spirito di ricerca. Per la prima volta i tricolori di questa classe di regata si sono svolti a Palermo, destando l’immediato interesse del rettore Roberto Lagalla, che ha sostenuto la partecipazione ed è stato presente alle gare. Le barche che hanno difeso i colori locali erano costruite a Palermo. Ciascun ateneo deve, infatti, realizzare i propri prototipi.
Il progetto della classe 1001, sia per quanto riguarda la barca che lo spirito dell’iniziativa, è partito dall’Università di Roma 3, facoltà di architettura. Alle linee dell’imbarcazione hanno messo mano due specialisti del settore: Massimo Paperini e Paolo Procesi. Essi hanno dettato le regole di stazza, quali la lunghezza ft (4,60), la larghezza (2,10 comprese le terrazze), la superficie velica 33 mq. Materiale: legno al 70% e albero in alluminio.
Tutto nasce nel 2005, ma già a Palermo, dove il campionato ha goduto della ospitalità e dell’organizzazione – molto lodate – del Circolo della Vela Sicilia, le barche sono state 13, in rappresentanza di 7 università: Milano, Padova, Messina, Palermo, Roma 3, La Sapienza e La Spezia. Dopo sette prove, la vittoria è andata al Politecnico di Milano con l’equipaggio misto di Vittorio Bissaro e Silvia Sicouri. Seguono Padova (Zennaro – Ravagnan) e La Spezia (Paga – Ceccarini). Tutti equipaggi misti. Ottavi i primi siciliani Saporito – Briganti.
In pratica, la barca è uno skiff, non meno dell’olimpico 49er.
“Ma – risponde Paperini alla nostra domanda – risulta meno acrobatico, grazie soprattutto al maggior peso previsto nella formula”. Questa, come abbiamo recepito, lascia un certo margine di sperimentazione alle singole università, proprio per lo spirito stesso dell’iniziativa, che vuol restare legata all’ambiente accademico”.
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